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martedì 29 dicembre 2009

Un unico linguaggio



"C'è una lingua che, al di là delle differenti lingue, tutto unisce: quella dell'amore"
(Benedetto XVI in occasione della visita alla mensa della Comunità di Sant'Egidio)

sabato 26 dicembre 2009

E' Natale




E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

giovedì 24 dicembre 2009

Il Buon Natale di Alda Merini

A Natale non si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.
Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati.

mercoledì 23 dicembre 2009

Giovani vite salvate da un Imprevisto

Da Avvenire del 20/12/09, articolo di Giorgio Paolucci

«La "roba" è stata la punta di ice­berg del mio malessere. Sotto quell’im­magine di tossico che mi e­ro creato c’erano sofferen­za, solitudine, rabbia ver­so tutti, ma soprattutto ver­so la mia storia. Non riu­scivo a guardare negli oc­chi nessuno, tale era la ver­gogna che provavo. E quando sono arrivato in comunità ho alzato il mu­ro: "Con me è tempo per­so, non ci provate neanche, io resterò sempre così". Ma guardando gli altri ragazzi intorno a me, il loro cam­biamento, e sentendomi amato dagli educatori che si curavano di me come di un fratello, il muro che avevo costruito attorno a me ha cominciato a incrinarsi. Grazie a loro ho ritrovato la stima di me. Ho capito che, qualsiasi cosa accada, il cuore non mente mai, e se lo ascolti la vita può rico­minciare ». Parole scandite con decisione da Massimi­liano, un veronese di 21 an­ni che, dopo un percorso di recupero durato due an­ni e mezzo, ha celebrato la sua 'festa delle dimissioni' assieme ad altri undici gio­vani ospiti della comunità 'L’Imprevisto' di Pesaro. Ad ascoltarlo ieri mattina, in un silenzio carico di commozione, trecento persone che gremivano il Teatro sperimentale della città marchigiana: le fami­glie dei dimessi, altri gio­vani che stanno facendo lo stesso percorso, il vescovo della città, monsignor Pie­ro Coccia, e le autorità ci­vili.
Gioventù bruciata, riscat­tata dall’errore e rilanciata nella società con un’ener­gia prima sconosciuta e spesso insospettabile. Co­me quella di Emidio di A­scoli Piceno, ospitato dal­l’Imprevisto per un perio­do di 'messa alla prova' (la sospensione della pena de­cisa dal giudice per i minori che hanno commesso rea­ti)durante il quale ha riac­quistato fiducia in se stes­so e ha ritrovato uno sguar­do positivo sull’esistenza. «Sono stati due anni di in­comprensioni, scontri ver­bali anche duri con gli o­peratori della comunità – ha raccontato Emidio –. Ma oggi riconosco che gra­zie a loro la mia vita ha co­minciato a cambiare. Ho ri­preso a studiare, a luglio ho preso la maturità di geo­metra, da settembre sto fa­cendo volontariato alla Croce verde e ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Scienze infermieristiche: è un modo per diventare protagonista positivo e per ripagare la società degli er­rori commessi».Silvio Cattarina, sociologo, psicologo, pioniere e lea­der dell’Imprevisto, ma so­prattutto grande padre dei giovani che da vent’anni vengono ospitati nell’edi­ficio che spalanca le sue fi­nestre sul mare, riassume così l’attività di recupero: «Non si può lottare, non si può vincere senza riparti­re dall’umano. La crisi più acuta è la mancanza di speranza verso il cuore del­l’uomo. L’Imprevisto co­struisce giorno per giorno per sostenere questa spe­ranza. Chinandosi sulle fe­rite dell’uomo, come ha fatto e continua a fare Ge­sù».
Lo sballo e la 'ripartenza' nel racconto degli ospiti di una comunità di recupero di Pesaro che ieri hanno celebrato la festa delle loro dimissioni al termine del percorso di recupero.



martedì 22 dicembre 2009

Il Natale non è una favola

Dall'Angelus del Papa di domenica 21 dicembre:

"Cari fratelli e sorelle!

Con la IV Domenica di Avvento, il Natale del Signore è ormai dinanzi a noi. La liturgia, con le parole del profeta Michea, invita a guardare a Betlemme, la piccola città della Giudea testimone del grande evento: “E tu, Betlemme di Efrata, / così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, / da te uscirà per me / colui che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall’antichità, / dai giorni più remoti” (Mi 5,1). Mille anni prima di Cristo, Betlemme aveva dato i natali al grande re Davide, che le Scritture concordano nel presentare come antenato del Messia. Il Vangelo di Luca narra che Gesù nacque a Betlemme perché Giuseppe, lo sposo di Maria, essendo della “casa di Davide”, dovette recarsi in quella cittadina per il censimento, e proprio in quei giorni Maria diede alla luce Gesù (cfr Lc 2,1-7). In effetti, la stessa profezia di Michea prosegue accennando proprio ad una misteriosa nascita: “Dio li metterà in potere altrui – dice – / fino a quando partorirà colei che deve partorire; / e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele” (Mi 5,2). C’è dunque un disegno divino che comprende e spiega i tempi e i luoghi della venuta del Figlio di Dio nel mondo. E’ un disegno di pace, come annuncia ancora il profeta parlando del Messia: “Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, / con la maestà del nome del Signore, suo Dio. / Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande / fino agli estremi confini della terra. / Egli stesso sarà la pace!” (Mi 5,3).

Proprio quest’ultimo aspetto della profezia, quello della pace messianica, ci porta naturalmente a sottolineare che Betlemme è anche una città-simbolo della pace, in Terra Santa e nel mondo intero. Purtroppo, ai nostri giorni, essa non rappresenta una pace raggiunta e stabile, ma una pace faticosamente ricercata e attesa. Dio, però, non si rassegna mai a questo stato di cose, perciò anche quest’anno, a Betlemme e nel mondo intero, si rinnoverà nella Chiesa il mistero del Natale, profezia di pace per ogni uomo, che impegna i cristiani a calarsi nelle chiusure, nei drammi, spesso sconosciuti e nascosti, e nei conflitti del contesto in cui si vive, con i sentimenti di Gesù, per diventare ovunque strumenti e messaggeri di pace, per portare amore dove c’è odio, perdono dove c’è offesa, gioia dove c’è tristezza e verità dove c’è errore, secondo le belle espressioni di una nota preghiera francescana.

Oggi, come ai tempi di Gesù, il Natale non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace. “Egli stesso sarà la pace!” – dice il profeta riferendosi al Messia. A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà. Buon Natale a tutti!"


lunedì 21 dicembre 2009

Il mondo è stato creato per tutti

A Copenaghen si è concluso il vertice sul clima, con risultati, a giudizio di  alcuni, inferiori alle aspettative. I Paesi del mondo comunque si sono incontrati e "scontrati" sulla questione climatica, che non è che un altro aspetto di uno stesso problema, cioè la mancanza di giustizia, che divide il mondo tra ricchi e poveri, tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.
Tra le mie cose ho ritrovato un testo di sant'Ambrogio (IV secolo) e ve lo propongo per la riflessione:

"Il mondo è stato creato per tutti: per i ricchi e per i poveri.
La natura non fa distinzioni perchè ci genera tutti poveri...
O ricco, davanti alla porta della tua casa grida chi non ha vesti per ricoprirsi e tu lo disprezzi, implora l'ignudo e tu invece ti chiedi con quali marmi puoi ricoprire i tuoi pavimenti. Il povero ti chiede un po' di denaro e non l'ottiene: ti domanda un pezzo di pane, e il tuo cavallo è trattato meglio di lui...
Non sai quanto sei povero, o ricco, quanto misero ti mostri tu che ti dici ricco. Quanto più hai, tanto più desideri. Benché tu abbia accumulato immense ricchezze, ti manca sempre qualcosa...".

Se non abbiamo la volontà di cambiare questo stato di cose, se non abbiamo più il sogno di un mondo migliore, beh....qualcosa che non va in noi ci deve proprio essere. Forse ci facciamo sfuggire l'essenziale, presi come siamo dal vortice dell'avere, dalla paura del dover rinunciare alle comodità e al superfluo.
Ci stiamo avvicinando al Natale e il Bambino Gesù che nasce ci invita a collaborare con Lui per un pezzetto di giustizia in più, ogni giorno e per tutti i giorni. Il mondo è per tutti e di tutti; è l'egoismo a renderlo così poco accogliente.

domenica 20 dicembre 2009

Ricostruisci i brani: esercizio sulla Torre di Babele e la Pentecoste

Cliccate sull'immagine per aprire un'attività che consiste nel ricostruire i brani della Torre di Babele e della Pentecoste, su cui abbiamo lavorato nelle classi seconde.

sabato 19 dicembre 2009

Svegliarsi con la neve

Che bello svegliarsi stamattina!
Un palmo di neve sulla strada. E' nevicato tutta la notte ed ecco il risultato.
La neve mi suscita allegria, anche perchè oggi non devo andare al lavoro. La neve fa anche tanto Natale.
Nei presepi, con la farina o il polistirolo, mettiamo la neve, ma non sarei così sicura che più di duemila anni fa, in quel di Betlemme, fosse nevicato. E allora, la neve che c'entra?
Era il 1223 quando san Francesco ebbe l'idea di rapppresentare il Natale di Gesù, affinchè si potesse vedere con gli occhi i disagi a cui fu costretto quel Bambino nel suo venire al mondo. Così nacque il primo presepe vivente a Greccio, che si trova in provincia di Rieti, e che in quel periodo dell'anno era ricoperto da una coltre di neve.
Non so se questa sia una spiegazione storicamente valida (perdonatemi se non lo è), ma certamente l'intuizione di Francesco suscitò nel cuore di chi assistette a quell'evento tanta commozione e partecipazione. Nascere così, in un luogo non certo adatto a venire al mondo ... ultimo tra gli ultimi, rifiutato tra i rifiutati.
Natale è anche questo, è pensare a chi la casa non ce l'ha, a chi è rifiutato, emarginato. Natale non può essere solo la gioia del pacco da aprire, della tavolata tra parenti, delle vacanze.
Natale ci chiede di mettere in circolo il nostro amore, ma non per un solo giorno, ma per tutto l'anno, perchè ci sono tanti "natali" nella miseria, nell'abbandono, nell'indifferenza.
Meditate gente, meditate!

venerdì 18 dicembre 2009

Il Capodanno islamico


Oggi per i musulmani è Capodanno, perchè è il primo giorno di Muhàrram, cioè il primo mese del calendario islamico, che, diversamente dal nostro, è legato alle fasi lunari. In questo giorno i musulmani sono invitati a meditare e a raccogliersi nella preghiera, perchè il nuovo anno cominci nella gioia e nella pace. Questo è il giorno in cui si commemora l'Egira, cioè la fuga di Maometto dalla Mecca, da cui il mondo musulmano comincia a contare gli anni, per cui questo per loro è l'anno 1431 dall'Egira.
Il 10 di questo mese, che nel nostro calendario corrisponde al 27 dicembre si ricorda l'Ashura. La Ashura deriva da ashara che vuol dire dieci, proprio perchè è un evento religioso che si celebra il dieci del mese islamico di Muharram. Richiama lo Yom Kippur ebraico (celebrato nel decimo giorno del primo mese ebraico di Tishri), dal quale si dice che derivi. Il profeta Maometto avrebbe istituito la Ashura prima dell’avvento del Ramadan e, per differenziarla dalla celebrazione ebraica, l’avrebbe fatta iniziare un giorno prima (gli Ebrei ricordavano, con un solo giorno di digiuno, l’uscita dall’Egitto sotto la guida del profeta Mosé; Maometto avrebbe decretato di avere, come e più dei profeti biblici, diritto al digiuno e, perciò, ne avrebbe decretato due giorni). Questa celebrazione può avere quattro ‘motivi ispiratori’: l’approdo dell’arca di Noè, la nascita del profeta Ibrahim, l’abbandono di Adamo del paradiso terrestre, la costruzione de La Mecca, e altrettante ‘interpretazioni’ celebrative. L’avvento del Ramadan ha reso il digiuno dell’Ashura facoltativo (cioè ‘consigliato’) e la sua celebrazione meno ‘severa’, ma solo tra i Sunniti, perché tra gli Sciiti, invece, essa dura per 40 giorni e commemora il martirio dell’imam Hussein (Al Husayn ibn ‘Alī), nipote di Maometto, insieme a quello di 72 suoi fedelissimi, avvenuto a Karbalā, in Iraq, per mano del califfo Omayyade Yazid I. Questo episodio viene vissuto come un vero e proprio evento luttuoso, con tanto di autoflagellazioni sanguinose ed episodi collettivi autolesivi alquanto impressionanti. La tomba dell’Imam e dei suoi partigiani ha trasformato la città di Karbala, in Iraq, nel principale centro delle celebrazioni sciite: in ricordo della data della strage centinaia di migliaia di pellegrini  vi si recano ogni anno, a commemorare il lutto e a piangere l’Imam.
Al di fuori del mondo sciita , invece, la festa ha un carattere gioioso, come il nostro capodanno, e vede i bambini molto coinvolti, con la preparazione, apposta per loro, delle speciali "frittelle dell'‘Āshūrā’" e altre ghiottonerie, che essi vanno raccogliendo di casa in casa in modo non dissimile da quanto fanno i bambini nelle festa anglosassone di Halloween.

giovedì 17 dicembre 2009

Preghiera per la pace

Al Creatore della natura e dell’uomo, della verità e della bellezza, levo una preghiera:

Ascolta la mia voce perché è la voce delle vittime di tutte le guerre e della violenza tra gli individui e le nazioni;

Ascolta la mia voce, perché è la voce di tutti i bambini che soffrono e soffriranno ogni qualvolta i popoli ripongono la loro fiducia nelle armi e nella guerra;

Ascolta la mia voce, quando Ti prego di infondere nei cuori di tutti gli esseri umani la saggezza della pace, la forza della giustizia e la gioia dell’amicizia;

Ascolta la mia voce, perché parlo per le moltitudini di ogni Paese e di ogni periodo della storia che non vogliono la guerra e sono pronte a percorrere il cammino della pace;

Ascolta la mia voce e donaci la capacità e la forza per poter sempre rispondere all’odio con l’amore, all’ingiustizia con una completa dedizione alla giustizia, al bisogno con la nostra stessa partecipazione, alla guerra con la pace.

O Dio, ascolta la mia voce e concedi al mondo per sempre la Tua pace.


Preghiera di Giovanni Paolo II in visita al "Peace Memorial" di Hiroshima (Giappone) il 25 febbraio 1981

mercoledì 16 dicembre 2009

Il velo islamico


Sull'obbligo di indossare il velo (higab, in arabo) non c'è unicità di vedute nel mon­do islamico.
La discordanza deriva dall'in­terpretazione che si dà ai precetti del Cora­no, fonte primaria della fede e del diritto musulmani, ed esprime solitamente, ma non necessariamente, una contrapposizio­ne tra islam moderato e fondamentalista. Semplificando, da un lato c'è chi sostiene che l'uso del velo non dovrebbe essere mes­so in discussione: il Corano si esprimereb­be esplicitamente in tal senso nelle sure XXIV, 31 e XXXIII, 59. Dall'altro lato c'è chi invece ritiene che lo higab non abbia rnai costituito un dogma.

II velo è simbolo di obbedienza a Dio, di modestia e pudore. Alle donne sarebbe consentito mostrare soltanto il viso, le mani e i piedi considerati non sessualmente provocanti. Ma è anche vero che in alcuni paesi musulmani, come I'Afghanistan, le donne sono nascoste sot­to tuniche che le rivestono completamente dalla testa ai piedi.

Non è facile indicare con certezza quanti siano i veli islamici, diversi per cultura e tra­dizioni anche all'interno dello stesso pae­se.
Questi i più comuni: burqa, chador; ha'ik, higab, jalabiya, niqab.
Il burqa, diffuso in Af­ghanistan, è un velo integrale dai colori ge­neralmente accesi (arancione, verde, az­zurro) che copre completamente la don­na, dalla testa ai piedi, lasciando aperta so­lo una finestrella a rete davanti agli occhi per consentirle di vedere il mondo esterno.
Lo chador è nero e avvolge il corpo completamente, lasciando scoperto l'ovale del viso. È usato soprattutto in Iran, dove è obbligatorio dalla rivoluzione del 1979 gui­data dall'ayatollah Khomeini.
L' ha'ik è una stoffa tessuta in maniera tradizionale, di la­na (in Marocco) o seta (Algeria), che av­volge il capo e il corpo.
L' higab è composto da due pezzi: un copricapo che nasconde la testa e un velo che, appoggiato sopra, scende sulle spalle ed è legalo sotto al men­to o appuntato con una spilla. E utilizzato in Egitto, Siria, Giordania e Marocco.
Lo jalabiya è un lungo camice di tela, usato an­che dai più antichi coltivatori del Nord Africa, i fellahin dell'Egitto (coltivatori insediati lungo la valle e il Delta del Nilo).
Il niqab è un velo che copre la testa e il viso della donna lasciando scoperti gli occhi e può essere molto raffinato ed elegante o pesante e nero.

martedì 15 dicembre 2009

Il villaggio di Nevè Shalom/Wahat al Salam


La parola pace scritta in inglese, ebraico e arabo, costruisce un simbolo che invita a sperare nella soluzione del conflitto tra ebrei e palestinesi. La pace, in questa area del mondo, sembra ancora molto lontana; la guerra, purtroppo, ha radici antiche, nutrite dall'estremismo, l'incomprensione, l'intolleranza.
Se solo gli uomini imparassero a guardarsi negli occhi!
C'è un villaggio, situato su una collina, ad uguale distanza (30 km) da Gerusalemme, da Tel Aviv e dalla cittá palestinese di Ramallah, dove, fin dal 1977, vivono famiglie arabe ed ebree. Il villaggio si chiama Neve Shalom/Wahat al-Salam, e chi vi abita vuole testimoniare che la convivenza tra arabi (non solo musulmani ma anche cristiani) ed ebrei è possibile.
Il nome di questo villaggio deriva da un passo del profeta Isaia (32,18), dove leggiamo: "Il mio popolo abiterá in un’Oasi di Pace" ( Neve Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo). Fu il padre domenicano Bruno Hussar, ebreo di origine, cittadino di Israele nel 1966, a dare il nome a questa esperienza di convivenza tra credenti di diversa fede.
Nel villaggio è attiva da oltre quindici anni una Scuola per la pace, molto nota e apprezzata a livello internazionale, che organizza seminari di incontro e di mediazione dei conflitti. La sua attività consiste in laboratori residenziali (della durata di quattro-cinque intense giornate), attraverso i quali sono finora passati più di 25 mila persone tra allievi ( 16-17 anni) dei licei ebraici e arabi di Israele, studenti universitari, insegnanti, leader locali e altre categorie di professionisti.  Il lavoro si svolge in piccoli gruppi binazionali di 14-16 partecipanti, e per ognuno di questi microgruppi vi sono due coordinatori o «facilitatori», di cui uno/a è ebreo/a e l'altro/a è palestinese.
Le difficoltà non mancano; la pace, lo si sa, non è semplice ma...

Fino a che ogni fermento d'odio
non avrà lasciato il mio cuore,
non mi riterrò puro.
Sarò, ai miei occhi,
come se non fossi mai nato.
Rabbi Levi ltzchak, maestro rabbinico


lunedì 14 dicembre 2009

Le suore producono una sit-com

Le Maestre pie dell'Addolorata di Rimini si fanno produttrici di una sit-com per ragazzi.
Ecco quanto dice la superiora, madre Lina Rossi:
" Per essere credibili bisogna anche sapere far ridere. Il nome del nostro istituto sembrerebbe non promettere nulla di ironico o leggero ed è proprio per questo che vogliamo dare un messaggio in controtendenza. Vogliamo stupire... bonariamente!".
Protagonista della sit-com, realizzata in collaborazione con il centro di produzioni multimediali Nova-T di Torino (dei Frati Cappuccini) è Francesca Draghetti, attrice comica della Premiata Ditta, che interpreta una professoressa che vive con i suoi studenti l'ultima ora dell'ultimo giorno di liceo. La voce narrante è quella di Milena Vukotic, notissima attrice di teatro e la regia è di Paolo Damosso. Mentre gli studenti sono veri: sono i ragazzi del liceo Elisabetta Renzi di Rimini.

Tornare bambini

Quante volte vi sarà capitato di sentirvi dire da noi insegnanti "Non fate i bambini"?
Lo so, a volte siamo pesanti, ma anche voi non scherzate: c'è sempre quello pronto a stuzzicare i compagni, chi fa battute a sproposito, oppure chi vaga nel suo mondo, chi chiacchera in continuazione, e ...chi più ne ha, più ne metta.
Non fate i bambini lo diciamo per invitarvi ad essere responsabili del vostro apprendimento, perchè imparare bene è un buon investimento, forse il migliore che possiate fare nella vostra vita. Una buona istruzione ed una buona educazione sono importanti per il vostro futuro.
Non fate i bambini ... eppure Gesù dice di tornare bambini, che il Regno dei Cieli è per i bambini. Ma che discorso è?
"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli… E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio accoglie me." (Mt 18,3-5).
Tornare bambini vuol dire cercare la semplicità della Verità. Niente arrampicamenti sugli specchi, di cui molte volte noi grandi ci facciamo esperti.
Parlo della semplicità del giusto e sbagliato, del vero e del falso, del buono e del cattivo, senza tutte quelle mezze misure che ci allontanano dalla Verità.
Tornare bambini vuol dire confidare più in Dio che nelle strategie umane.
E allora, siate bambini, ma nel senso in cui lo dice Gesù.
Divertitevi, come bambini, a costruire questo puzzle. Un ulteriore spunto di riflessione.

domenica 13 dicembre 2009

Le opere dell'amore


Le opere dell'amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Dove c'è pace c'è Dio,
è così che Dio riversa pace
e gioia nei nostri cuori.

(Madre Teresa, Nel cuore del mondo, Rizzoli)

sabato 12 dicembre 2009

La festa delle luci

Oggi per gli ebrei è il primo giorno della Festa delle Luci, conosciuta come Hanukkah (Channukà).
Vi lascio una presentazione sull'origine e il significato di questa festa.



giovedì 10 dicembre 2009

Se vuoi la pace, custodisci il creato

A Copenaghen è in atto la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici e il Papa nell'Angelus di domenica, ha auspicato che in tale sede si possano individuare azioni rispettose della creazione e promotrici di uno sviluppo solidale, fondato sulla dignità della persona umana ed orientato al bene comune. La salvaguardia del creato richiede l'adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future.
Già nell'enciclica Caritas in veritate, consegnata tra l’altro ai potenti del mondo nel corso dell’ultimo G8 all’Aquila, il Papa ricordava che la natura è un dono di Dio, da «usare responsabilmente» e chiedeva ai Paesi ricchi e ai gruppi di potere di porre fine «all’accaparramento delle risorse» e allo «sfruttamento delle risorse non rinnovabili». Se si intende coltivare il bene della pace - questo è il pensiero del Papa - si deve favorire una rinnovata consapevolezza dell'interdipendenza che lega tra loro tutti gli abitanti della terra. Tale consapevolezza concorrerà a eliminare diverse cause di disastri ecologici e garantirà una tempestiva capacità di risposta quando tali disastri colpiscono popoli e territori. La questione ecologica non deve essere affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila: essa deve tradursi, soprattutto, in una forte motivazione per coltivare la pace.
Anche il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1 gennaio 2010, sarà dedicato al tema del rispetto del Creato ed avrà come titolo:"Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato".

mercoledì 9 dicembre 2009

Sull'esistenza storica di Gesù

Con le classi prime abbiamo affrontato il tema dell'esistenza storica di Gesù.
Sfogliando i siti dei miei colleghi in internet, ho trovato questa bella presentazione elaborata da Christian e condivisa online da Luca.
Vi sarà utile per ripassare e verificare i dati raccolti.
Buona visione!



Esercizio: cercaparole "Dalla Torre di Babele a Pentecoste"

Per avviare gli alunni alla scoperta dell'origine della Chiesa, ho proposto loro un confronto tra il racconto della Torre di Babele e la Pentecoste.
Se siete lettori del mio blog, già avete avuto modo di vedere, nei post di qualche tempo fa, su quali brani i ragazzi hanno fatto le loro riflessioni e considerazioni. Per aiutarli non solo nel ripasso, ma per stimolarli a qualche approfondimento, ho costruito questo cercaparole.
Ho pensato di utilizzarlo in questo modo:

Gli alunni, divisi in squadre, non solo dovranno trovare le parole, ma dovranno anche raccontare tutto quello che sanno; ovviamente le parole dovranno essere spiegate e raccontate con riferimenti al contesto in cui sono state utilizzate.
Avrà diritto di parola il gruppo che ha concluso il lavoro prima degli altri e che per questo guadagnerà 10 punti; gli altri gruppi guadagneranno invece punti ogni qual volta aggiungeranno nuove informazioni alla relazione dei loro compagni. Le informazioni non corrette o non connesse in modo coerente, faranno perdere ogni volta un punto alla squadra che ha avuto per prima il diritto di parola.

Non so se la cosa funzionerà. Fatemi sapere.

Cliccando sull'immagine si può accedere all'esercizio interattivo.


Cliccando su quest'altra immagine è possibile invece scaricare la versione cartacea:

martedì 8 dicembre 2009

L'Immacolata Concezione

I cattolici oggi celebrano il privilegio accordato a Maria Vergine di essere stata preservata, fin dalla nascita, dal peccato originale.

Il filmato che vi presento si riferisce a  Bernadette Soubirous, a cui la Vergine Maria apparì più volte, in un luogo sperduto del mondo che si chiamava Lourdes.  La misteriosa Signora che apparve  a questa ragazzina di appena 14 anni le si rivelò proprio come l'Immacolata Concezione.
Questo dogma, che era stato promulgato 4 anni prima, nel 1854, da papa Pio IX, non poteva certo essere conosciuto da una contadina semplice e quasi analfabeta come Bernadette. Fu proprio questo a convincere il suo parroco, fino a quel momento ostile, sulla veridicità di quelle apparizioni.

lunedì 7 dicembre 2009

La ricerca religiosa

Vi propongo un'attività sul senso religioso.
Per avviarla bisogna cliccare sull'immagine di jclic, il programma che ho utilizzato per costruirla.

domenica 6 dicembre 2009

Suor Sara: un sorriso nella spazzatura


Solo trent’anni fa, a Mansheyet Nasr le bambine venivano date in spose a dieci anni e nel corso della vita mettevano al mondo, nell’immondizia, una dozzina di figli, vedendone morire la metà. «Oggi le ragazze possono studiare, magari andare all’università e poi scegliere da sole chi vogliono sposare». È forse questo l’esempio che suor Sara più ama ripetere quando racconta i cambiamenti avvenuti sotto la collina del Moqattam, periferia del Cairo, nel più grande quartiere abitato dai raccoglitori di immondizia resi noti al mondo grazie all’opera della religiosa franco- belga suor Emmanuelle, scomparsa lo scorso ottobre. Proprio tra gli zabaleen (letteralmente, in arabo, gli «uomini dei rifiuti»), nel bel mezzo di questi quartieri- discarica completamente coperti di mucchi di ferraglia e plastica, cartone e stracci, maiali e topi, nel 1975 nacque il legame tra la suora che aveva lasciato l’insegnamento per la baraccopoli e la ventottenne egiziana di origini borghesi che, dopo gli studi commerciali, aveva scelto di diventare infermiera e di consacrare la sua vita a Dio nella congregazione copta ortodossa delle Figlie di Maria.
Quando si incontrarono, suor Sara viveva in convento a Beni Suef. «Non esitai un secondo a seguire Emmanuelle tra gli zabaleen», ha raccontato. «Erano uomini e donne messi al bando dalla società a causa del loro lavoro degradante, famiglie copte additate perché allevavano maiali, animali considerati impuri, in terra d’islam». Tra questa massa di emarginati – oggi solo al Moqattam vivono circa quarantamila persone, quasi tutti cristiani – le due religiose cominciarono a lavorare fianco a fianco per ridare dignità agli chiffonièrs , in particolare ai più vulnerabili tra loro: le donne e i bambini. Tra le casette ricolme d’immondizia dove ancora oggi molti ragazzini lavorano differenziando i rifiuti, a quei tempi il tasso di mortalità infantile era del 50%, a causa delle infezioni, della mancanza di igiene e, soprattutto, del terribile tetano. Suor Sara e suor Emmanuelle partirono proprio da qui: l’educazione igienica e sanitaria, l’accesso ai vaccini, il diritto alla salute per tutti attraverso la costruzione di dispensari e la distribuzione di farmaci.

sabato 5 dicembre 2009

Parla con me

Cos'è un counselor, prof?
Questa è la domanda che mi hanno fatto gli alunni quando hanno letto, nella presentazione di un progetto sull'orientamento,  che ero non solo una docente della scuola, ma anche un counselor.
Questa parola viene dal mondo anglosassone e per certi versi è intraducibile, perchè se la sostituiamo con la parola consulente, immediatamente pensiamo al consulente finanziario, e siamo lontani mille miglia da ciò che invece è un counselor.
Vi dò la definizione ufficiale:
"Il Counseling è una relazione d’aiuto che muove dall’analisi dei problemi del cliente, si propone di costruire una nuova visione di tali problemi e di attuare un piano di azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente (prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti)" (dal sito www.prepos.it).
Il counselor è un esperto della relazione d'aiuto, è una figura a cui rivolgersi quando si è in difficoltà nel prendere una decisione, o quando le difficoltà sono nelle relazioni con gli altri.
C'è una canzone di Eros Ramazzotti che mi piace farvi ascoltare per aiutarvi a capire cosa fa un counselor. Ricordatevi che avere una persona a cui parlare, anche dei propri disagi, vale più di tutte quelle finte strategie che promettono di allontanarci dai problemi (penso all'alcool, alla droga), ma che in realtà avvelenano la nostra vita e quella degli altri.



venerdì 4 dicembre 2009

Una canzone sulla torre di Babele

 Edoardo Bennato fa parte dei miei ricordi di adolescente. E rovistando nella memoria mi è venuta in mente una sua canzone che parlava della Torre di Babele, oggetto del post dell'altro giorno.
Il testo è interessante, leggetelo con attenzione.
Ascoltate anche la canzone.


La Torre Di Babele testo

Non vi fermate
dovete costruire la vostra torre
la Torre di Babele
sempre più grande
sempre più alta e bella
... Siete o non siete i padroni della terra?

Strappate tutti i segreti alla natura
e non ci sarà più niente
che vi farà paura
e sarete voi a far girare la terra
con un filo, come una trottola
dall'alto di una stella.

E quella stella sarà il quartier generale
per conquistare
quello che c'è ancora da conquistare
e da quella stella
per tutto l'universo
l'uomo si spazia, per superare se stesso.

Non vi fermate
dovete costruire la vostra torre
la torre di Babele
costi quel che costi
anche guerra dopo guerra
siete o non siete i padroni della terra?

Non vi fermate
dovete costruire la vostra torre
la torre di Babele
si deve fare e serve a dimostrare
che l'uomo è superiore
a ogni altro animale!...



giovedì 3 dicembre 2009

La Chiesa: proposta di attività

In attesa di rivederci, potete provare a cimentarvi in questa attività. Come al solito, cliccate sull'immagine.

L'Osservatore Romano e i Simpson

Mai avrei pensato che gli irriverenti e a volte antipatici Simpson potessero suscitare l'interesse di un giornale autorevole quale l'Osservatore Romano (il quotidiano vaticano), che è arrivato a dire che è possibile ritrovare in loro le tracce di un pensiero teologico.
Vi riporto una parte dell'articolo di Luca M. Possati:
"Perché tra i tanti temi che entrano in gioco nella vita della scanzonata comunità di Springfield quello di Dio, e del rapporto tra l'uomo e Dio, è uno dei più importanti (e più seri). Dalle interminabili prediche del reverendo evangelico Lovejoy - alle quali corrispondono regolarmente i sonni di Homer nei banchi in prima fila - al radicalismo ingenuo di Flanders e dei suoi figli biblisti maniacali, fino ai monologhi dei protagonisti che si rivolgono direttamente all'Altissimo. Anche se, in linea con lo stile della serie, non mancano i riferimenti pungenti alla confusione religiosa e spirituale dei nostri tempi, come quando Homer in preda al panico si chiede:"Ma Marge, e se avessimo scelto la religione sbagliata? Ogni settimana faremmo solo diventare Dio più furioso!". Specchio insieme dell'indifferenza e della necessità che l'uomo moderno prova nei confronti del sacro, Homer trova in Dio il suo ultimo rifugio, anche se a volte ne sbaglia clamorosamente il nome:"Di solito non sono un uomo religioso, ma se tu sei lassù, salvami... Superman!".
Errori di percorso, perché in realtà i due si conoscono bene. In un episodio, mentre la sua casa sta bruciando e Springfield è minacciata dai demoni, Homer decide di chiedere udienza proprio a Lui. Una scala mobile tra le nuvole lo porta al Suo ufficio, dove campeggia, in bella mostra sulla scrivania la scritta: I believe in Me.

La Bibbia nel rock

Ho letto che le canzoni degli U2 sono piene di riferimenti alla Bibbia. Nel libro U2. In the name of love(Arcana), l'autore Andrea Morandi passa al setaccio, canzone per canzone, i testi di Bono, arrivando a risultati sorprendenti: «La presenza della Bibbia nei primi dischi era una cosa nota. Ma che continuasse in modo persistente fino all’ultimo cd è stata una vera scoperta».
La Bibbia, nei testi di diverse canzoni, è esplorata integralmente, dalla Genesi all’Apocalisse, passando per i Vangeli e le lettere di Paolo, senza dimenticare i profeti Isaia e Abacuc. Ma i prediletti sono i Salmi.
Io non sono per niente un'esperta di musica degli U2, ma ricordo la canzone In the name of love, in cui vedo un forte richiamo religioso. La canzone  fu scritta in onore di Marthin Luther King; mi ricorda, però, un Altro a cui fecero fare una brutta fine, tradito da un bacio, umiliato, rifiutato. Anche Lui, e prima di Marthin Luther King, venuto nel nome dell'amore.


One man come in the name of love       Un uomo viene nel nome dell'amore
One man come and go                                    Un uomo viene e va

One man come he to justify                 Un uomo viene per giustificare
One man to overthrow                        Un uomo per cambiare le cose
 In the name of love                            Nel nome dell' amore

What more                                        Cos'altro
in the name of love                             Nel nome dell'amore
In the name of love                            Nel nome dell'amore
What more in the name of love          Cos' altro Nel nome dell'amore


One man caught on a barbed wire fence           Un uomo preso nel reticolato

One man he resist                                            Un uomo resiste
One man washed up on an empty beach          Un uomo sospinto su una spiaggia deserta


                                
One man betrayed with a kiss                    Un uomo tradito da un bacio
In the name of love                                   Nel nome dell'amore
What more in the name of love                 Cos'altro Nel nome dell'amore
In the name of love                                   Nel nome dell' amore
What more in the name of love                 Cos' altro Nel nome dell'amore

Early morning April four                                  4 aprile mattino presto
Shot rings out in the Memphis sky                   Lo sparo un eco nel cielo di Memphis
           

 Free at last                                             Libero infine
They took your life                                  ti han tolto la vita
They could not take your pride               Non sapevano come toglierti l'orgoglio
In the name of love
What more in the name of love
In the name of love
What more in the name of love
In the name of love
What more in the name of love
In the name of love
What more in the name of love
hm hm hm hm hm hm



mercoledì 2 dicembre 2009

Sindone: Da un documentario della BBc

Una parte del documentario sulla Sindone realizzato dalla BBc e trasmesso nel 2008 dalla RAI, in occasione di una delle trasmissioni di Porta a Porta.

martedì 1 dicembre 2009

Dalla Sindone il volto di Gesù?

 I ragazzi delle prime sono rimasti affascinati dal discorso sulla Sindone. Non siamo obbligati a credere che questo lenzuolo abbia avvolto Gesù e tutte le polemiche o le più o meno fantasiose ipotesi sull'origine di quell'immagine impressa nel lenzuolo, ci interessano fino a un certo punto. Ognuno è libero di credere ciò che vuole, ma quello che sorprende è come questo lenzuolo sia una sorta di vangelo della passione scritto, non con le parole, ma con i segni che lo attraversano. Ho promesso ai ragazzi che avrei cercato qualcosa in più sulla Sindone, rispetto a quello che abbiamo trovato nel libro di testo.
Per ora eccovi una ricostruzione del volto dell'uomo della Sindone, a partire dall'immagine fotografica al negativo.

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