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mercoledì 27 luglio 2011

Vado in vacanza

Un po' di meritato riposo me lo prendo anch'io. Alcuni giorni di vacanza con la speranza di riossigenare la mente e il fisico. Non è nelle mie corde il divertimento a tutti i costi, nè l'affannosa ricerca di divertimento.
E' ovvio - direte voi - lei ha gli anni, non è mica una giovincella!
Ma non sono vecchia!!!
Non è una questione di età, ma di mentalità. La vacanza per me è un'occasione per rivivere al meglio il tempo libero,  gustandosi di più le relazioni con gli amici, la famiglia, un buon libro, la natura, Dio.
Mi piace chiarire ulteriormente  il mio pensiero, prendendo a prestito alcuni passi dell'editoriale di Alessando D'Avenia pubblicate su Avvenire del 10 luglio 2011.
"Se non inseriremo il nostro riposo nella celebrazione del rito della bellezza delle cose che ci sono donate, insieme agli altri, ma lo vivremo come possesso consumistico di beni da ottenere a tutti i costi, inevitabilmente oscilleremo tra l’accidia del non far nulla (noia) e l’agitazione del fare (ansia); consumeremo le vacanze ritrovandoci più stanchi di prima, quasi sperando di ricominciare a lavorare, felici sotto sotto che qualcuno ci strappi via il tempo che non abbiamo il coraggio di vivere, cioè di donare".
Non sprechiamo il tempo che ci è dato. Evitiamo di riempire il  vuoto con altrettanto vuoto.
Buone vacanze a tutti, sia che rimaniate a casa, sia che abbiate la possibilità di uscire dalle vostre città.
Ci risentiremo tra un po'.

lunedì 25 luglio 2011

Ancora sull'ospitalità


Di ospitalità ho avuto già modo di parlare. Anche quest'anno a scuola abbiamo molto insistito sul dovere dell'accoglienza.
Chi si dice cristiano non può dimenticare che in ogni straniero, rifugiato o profugo, ci si presenta Cristo, straniero, nudo, malato, carcerato ( Matteo 25, 31-46).
Vi lascio alcune frasi su cui riflettere (su alcune ci siamo soffermati anche a scuola).
«Quando salutate un ospite, mostrate grande deferenza. Quando arrivano e quando partono, chinate il capo davanti a loro, onorando Cristo che è in loro. Accogliendo l’ospite, accogli Cristo».
(Dalla Regola di San Benedetto)
«Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi. Tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto» ( Levitico 19, 33-34).
«Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» ( Ebrei 13,2 ).

sabato 23 luglio 2011

Genitori con fegato

Dalla rubrica Quanto Basta di Umberto Folena, su Avvenire del 7 luglio 2011.
"Ancora (brutte) notizie dal fronte del binge drinking, la moda di ingurgitare alcol a garganella e a stomaco vuoto, in compagnia, tra adolescenti e giovani. Per meglio socializzare, forse. Per non essere da meno, certamente. Perché altrimenti sei escluso dalla "comunità", senza dubbio. E chi ti credi di essere, un virtuoso astemio? L'alcol assunto a questo modo, spiega uno studio dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù pubblicato sulla rivista "Alcohol and Alcoholism", è una bomba a orologeria, una mina piazzata nel fegato. Pare che in Italia il 42 per cento dei ragazzi e il 21 delle ragazze, minorenni, poco o tanto strabevano. Ben 18 ragazzi su 100 sotto i 16 anni hanno provato il binge drinking almeno una volta".
Beh, cari adulti, continuiamo a guardare impassibili i nostri figli, mentre si ammazzano?!!
Non ho ricette, e come genitore anche io arranco. Ma forza! Riprendiamoci il diritto e il dovere di dire i no giusti e al momento giusto, di riacquistare autorevolezza attraverso l'esempio della nostra vita. Non riduciamoci in pappa pure noi, smidollati, senza spessore, inadatti a essere un punto di riferimento per i nostri figli. Se pensiamo di dover essere loro amici, li condanniamo ad una vita vuota.
A noi genitori il fegato serve, perchè non ci deve mancare il coraggio di educare anche attraverso l'imposizione di regole e di limiti da non oltrepassare. 
Una buona dose di coraggio, unita al senso di responsabilità, accompagnata da un amore che vuole ciò che è veramente bene, ci aiuterà a salvare i figli che ci sono dati.

giovedì 21 luglio 2011

Maria Goretti e la purezza

Santa Maria Goretti, ricordata dalla Chiesa il 6 luglio, è una santa della regione in cui vivo. Era nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, nel 1890. Morì a dodici anni per essersi opposta ad un tentativo di violenza, perdonando chi l'aveva accoltellata.
Com’era il viso di questa piccola martire della purezza, proclamata santa da Pio XII nel 1950 e diventata simbolo del martirio di tante bambine e donne vittime di stupri finiti tragicamente?
Famiglia Cristiana ha pubblicato una foto che la ritrae. Cliccando sull'immagine è possibile leggere l'articolo che ne racconta il ritrovamento.
Forse c'è chi considera l'eroismo cristiano di questa giovane come qualcosa di poco attuale. La purezza sembra non essere più di moda. Chi propone oggi ai ragazzi il valore della castità? Il sesso viene vissuto completamente al di fuori di una progettualità di coppia, come qualcosa che va consumato, come si consumano tante cose. Non stupiamoci poi se ragazzini di buona famiglia violentano la compagna di classe o se le ragazzine si "vendono" per una ricarica di cellulare. C'è qualcosa che non va nel nostro modo di educare. Ci sono dei valori che vanno riscoperti, se vogliamo che i nostri figli diventino uomini e donne ricchi di umanità.
Per conoscere qualcosa in più su questa giovane santa vi invito a cliccare qui.
Vi lascio anche un video che ci presenta il momento in cui Maria perdona il suo assassino.

martedì 19 luglio 2011

L'amore fraterno per le ferite dell'umanità

Ho ancora in mente la violenza subita da una ragazzina durante una delle tanti notti bianche che si celebrano nelle nostre spiagge e l'assoluta incapacità, da parte dei suoi giovani "aguzzini", di percepire la gravità di quanto messo in atto.
E' proprio necessario, per il nostro bene e per il bene dell'umanità, abbandonare lo stile aggressivo e prepotente che caratterizza sempre di più i rapporti. E' necessario rieducare all'Amore, quello vero, che nasce dal rispetto, dal prendersi cura, dal desiderare il Bene e dall'impegno a camminare nella Verità. Bisogna ritornare ad usare le lettere maiuscole quando si parla di Amore, Bene e Verità, perchè non si può relativizzare ciò che ci rende veramente Umani.
Vorrei proporvi, proprio per i diversi spunti di riflessione che offre, il testo del discorso pronunciato da Benedetto XVI prima della recita dell'Angelus del 3 luglio. Meditiamo, gente. Meditiamo.

"Oggi, nel Vangelo, il Signore Gesù ci ripete quelle parole che conosciamo così bene, ma che sempre ci commuovono: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,28-30). Quando Gesù percorreva le strade della Galilea annunciando il Regno di Dio e guarendo molti malati, sentiva compassione delle folle, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (cfr Mt 9,35-36). Quello sguardo di Gesù sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo. Anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza. Moltitudini sfinite si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita. Lo sguardo di Cristo si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, e ripete: “Venite a me, voi tutti…”.
Gesù promette di dare a tutti “ristoro”, ma pone una condizione: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Che cos’è questo “giogo”, che invece di pesare alleggerisce, e invece di schiacciare solleva? Il “giogo” di Cristo è la legge dell’amore, è il suo comandamento, che ha lasciato ai suoi discepoli (cfr Gv 13,34; 15,12). Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo. Anche verso l’ambiente bisogna rinunciare allo stile aggressivo che ha dominato negli ultimi secoli e adottare una ragionevole “mitezza”. Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo".

sabato 16 luglio 2011

Come farsi mandare il cervello in pappa

«Basta ingurgitare alcol, ti va in pappa il cervello!». Soltanto un modo di dire esagerato? No, la pura e semplice verità. Ai giovani che si dilettano con il binge drinking (la strabevuta superalcolica in compagnia a stomaco vuoto, vedi 'Quanto basta' del 14 aprile scorso) il cervello si squaglia sul serio. Al 34° meeting annuale della Research Society on Alcoholism ad Atlanta,Tim McQueeny dell’University di Cincinnati ha presentato una ricerca agghiacciante. L’alcol, specialmente nei più giovani non ancora in grado di metabolizzarlo, circola libero nell’organismo e 'scioglie' il grasso delle membrane cellulari, distruggendo i neuroni. In particolare, nelle scimmiette viene colpito l’ippocampo, area essenziale per la memoria. Nell’uomo, tecniche accurate di imaging mostrano l’assottigliamento della materia grigia nella corteccia prefrontale e danni microstrutturali alla materia bianca.
Il cervello va letteralmente in pappa. Nelle stesse ore, una studentessa sudamericana di 16 anni è finita in coma etilico a Città di Castello. Binge drinking a festa di compleanno, con cervello in pappa.
Da Avvenire del 30 giugno 2011

mercoledì 13 luglio 2011

Da nemico a ospite

"La civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo per eccellenza, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis), è divenuto ospite (hospes). Il giorno in cui nello straniero si riconoscerà un ospite, allora qualcosa sarà mutato nel mondo".
(Jean Daniélou teologo del secolo scorso, creato cardinale da Paolo VI)

domenica 10 luglio 2011

Un padrone di casa veramente ospitale

Un giorno ci sarà presentato il conto per la luce del sole e lo stormire delle fronde, per la neve e per il vento, per l’erba e per l’acqua. Per l’aria che abbiamo respirato e lo sguardo alle stelle, le sere e le notti. Un giorno dovremo andar via e dovremo pagare. Il conto, per favore! E il padrone di casa dirà, ridendo: «Ho offerto io sino ai confini della terra. È stato un vero piacere!» (Klaus Berger, teologo dell’università di Heidelberg, nel suo libro Gesù, edito da Queriniana nel 2007)
Che ne dite di ringraziare questo padrone di casa così ospitale? Che ne dite, anche, di trattare un po' meglio tutto quello che ci va donando ogni giorno, a partire dalla nostra stessa vita?

venerdì 8 luglio 2011

La scuola che ci aiuterà

"E' una scuola nuova che ci aiuterà, si fonda su una regola: la creatività. Musica, arte, cultura e bellezza sarà nel nostro slogan la nostra certezza."
Questa è l'idea di scuola espressa nel video dei ragazzi dell'indirizzo musicale dell'Istituto Comprensivo Como Centro Città.
La scuola che io vorrei è una scuola viva, che risponda alle domande vere dei giovani, che non rinunci ad educare al senso di realtà, che troppo manca ai nostri ragazzi. Una scuola che dia saperi, ma anche sapori, che insegni cioè a gustare ciò che vale veramente, perchè  troppe sono le vite bruciate. Troppi i ragazzi che si perdono dietro all'alcol, alla droga, ad esperienze che lasciano vuoto ed amarezza. Anche la scuola può fare la sua parte, unita però ad una  comunità di adulti che non abdichi, per stanchezza e scoramento, al suo compito educativo.
E voi, qual è la scuola che vorreste?

giovedì 7 luglio 2011

Giovanirog, il sito dei padri Rogazionisti

Padre Claudio Marino, dei Padri Rogazionisti di Napoli, mi ha scritto segnalando il portale della pastorale rogazionista in Italia. Ma chi sono i padri Rogazionisti? Ecco quanto mi scrive padre Claudio.
"I padri Rogazionisti, fondati da Sant'Annibale Maria Di Francia, apostoli della preghiera per le vocazioni, si impegnano a vivere come buoni operai della messe, adoperandosi per i piccoli e poveri. Sono presenti, ad esempio, sul territorio di Napoli con una casa famiglia, ove vengono accolti minori in difficoltà, con una mensa del povero, ove due volte a settimana, ospitiamo 70/100 amici senza fissa dimora, e ogni settimana ci adoperiamo per soccorrere famiglie disagiate e diseredati della società. Oltre a tutto questo, abbiamo a Napoli, un centro di orientamento vocazionale con una quindicina di giovani e adolescenti che si impegnano a fare un percorso di discernimento vocazionale nel nostro seminario".
Padre Claudio ci invita a sostenere le loro attività attraverso la preghiera. A parte il sostegno economico che può essere offerto al Seminario dei Padri Rogazionisti di Napoli, padre Claudio propone l'"Adozione a distanza di un seminarista" annuale.
Per saperne di più, accedendo direttamente a Giovanirog, cliccate sull'immagine.

mercoledì 6 luglio 2011

Sant'Agostino a fumetti

Vi propongo una lettura interessante sulla vita di sant'Agostino. Fabrizio Cotogno di Tolentino ci propone la vita di questo santo attraverso il linguaggio dei fumetti.
Cliccate sull'immagine e...buona lettura!

martedì 5 luglio 2011

Vita da rifugiato

Il primo decennio del nuovo se­colo finisce con un triste prima­to. Sono infatti 44 milioni i rifugiati sparsi nel mon­do, un popolo composto per metà da donne e ra­gazze.E'come se tutta la popola­zione di nazioni di media grandez­za come Etiopia, Corea del Sud e Co­lombia decidesse di fuggire dai con­flitti e dalle persecuzioni del Sud del pianeta lasciando casa e affetti.
Era dalla metà degli anni 90 che il mondo non contava un numero co­sì alto di rifugiati e sfollati. Nel 2010, dei 43,7 milioni di persone costrette alla fuga, 15,4 mi­lioni sono rifugiati, 27,5 sono sfolla­ti interni a causa di conflitti e circa 850mila sono richiedenti asilo.
Ai rifugiati le Nazioni Unite dedicato la giornata del 20 giugno, affinchè non ci si dimentichi che quello dei rifugiati è un problema di tutti: accogliere chi scappa è un dovere internazionale di ogni Stato.
Vi lascio la storia di Laurita, 12 anni, profuga.
Laurita ha solo 12 anni e nella sua vita ha cambiato bene 12 case. Anzi, baracche. È nata a San Calixto, nella Sud della Colombia, in una casetta spaziosa, circondata da un campo dove i genitori coltivavano frutta e verdura. Un giorno, però, sono arrivati certi gruppi armati e con loro la violenza. I genitori di Laurita sono stati uccisi, anche lei ha rischiato la vita. I nonni, però, l’hanno portata via appena in tempo: i tre si sono trasferiti a Medellin, più a Nord: non c’erano case e hanno dovuto improvvisarsi una baracca con un po’ di legno e lamiera. Anche qui, però, sono arrivati i gruppi armati e hanno cominciato a girare di quartiere in quartiere.
Alla fine, hanno deciso di spostarsi nella capitale, a Bogotà ma anche qui sono durati poco: l’anno scorso hanno deciso di lasciare definitivamente il Paese e ora sono in Ecuador. Laurita è solo una dei 43,7 milioni di rifugiati sparsi per il mondo.
FONTE: Popotus del 21 giugno 2011

domenica 3 luglio 2011

I Santi, testimoni credibili di una vita piena

Avreste mai pensato che il destino di ognuno di noi è quello di diventare santi? Ho detto santi, sì.
La santità non è un privilegio di pochi, ma è il compito di ogni uomo, non solo di ogni cristiano.
Ma cosa vuol dire diventare santo? Vuol dire vivere da figli di Dio, attraverso il cammino esigente della libertà. Perchè, vedete, la libertà non è fare ciò che mi piace, ma rispondere ad una chiamata all'Amore, che non è soltanto amare, ma diventare noi stessi Amore.
Compito arduo, ma non impossibile, perchè la Misericordia di Dio è così grande che rende possibile tutto, con il nostro piccolo, ma importante contributo.
I santi, quelli che ricordiamo ogni giorno, quelli scritti nel calendario, sono persone che la Chiesa vuole proporci come testimoni di un cammino di santità possibile. Ognuno di essi ci fa capire che si può essere santi in ogni dimensione della vita. Tra i santi infatti troviamo persone sposate, oppure impegnate nella vita civile, non solo preti o frati e suore.
Il cammino di santità è un cammino di realizzazione della persona, perchè farsi Amore è ciò che porta a perfezione la nostra umanità.
Proviamo a pensare ai santi come guide del nostro cammino su questa terra. Sentiamoli più vicini a noi.
Il video che vi propongo ci fa conoscere una santa di cento anni fa, Madre Giuseppa Rossello con un linguaggio nuovo, quello dello spot pubblicitario. Niente di dissacrante, ma il tentativo, riuscito, di farci sentire i santi più vicini a noi, e, soprattutto di farci cogliere la bellezza di una vita santa.
Cristo non toglie nulla alla nostra vita, ma gli dà un valore aggiunto. Vale la pena pensarci.

venerdì 1 luglio 2011

Sull'esistenza di Dio

"Se dicessi che credo in Dio, direi troppo poco perchè gli voglio bene. E voler bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza".
don Lorenzo Milani

 
"Se si trattasse solo di un Dio del quale fosse possibile parlare, anch'io non crederei; ma dato che si tratta di un Dio al quale si può parlare, per questa ragione io credo in lui".
Martin Buber, filosofo ebreo austriaco

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