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mercoledì 30 novembre 2011

La forza di rialzarsi

Chi di noi non ha fatto mai l'esperienza di un fallimento. O perlomeno di qualcosa che ci andava vicino: un brutto voto, un rimprovero, una sconfitta....
A scuola, di fronte alle difficoltà i ragazzi reagiscono in maniera diversa: c'è chi si immusonisce, chi ti rende impossibile fare lezione, chi sta lì, più o meno scomposto sulla sedia, ma abbastanza in silenzio, ad aspettare che suoni l'ora. E' ovvio, a nessuno piace ammettere di non essere capace, per cui è preferibile giocare sul fatto che, se solo avessi voluto, avrei fatto tutto bene. Eppure non c'è nulla di male nel non riuscire. Nessuno nasce imparato, ma è purtroppo non facendo che non si impara mai.
Vi lascio questo video in cui trovate la testimonianza di una persona a cui la vita non ha risparmiato nulla. Vi troverete forza d'animo, entusiasmo, capacità di mettersi in gioco, ogni giorno.

lunedì 28 novembre 2011

Fare il male non è segno di potenza

Gli essere umani sono proprio strani! Riflettevamo su questo qualche giorno fa a scuola, dopo che un ragazzo aveva dato della secchiona ad una compagna che era stata in grado di rispondere alle domande che rivolgevo alla classe. E' proprio strano, facevo notare ai ragazzi, come riusciamo a rivoltare il mondo con le nostre parole. A pensarci bene, infatti, a scuola si dovrebbe venire per imparare, e il "secchione", che non fa altro che fare il suo lavoro, dovrebbe essere lodato, ma invece viene preso in giro. Chi batte la fiacca, e quindi non fa il suo dovere, al contrario, è preso d'esempio dai compagni o comunque ammirato, perchè non è un secchione. Stiamo costruendo un mondo alla rovescia, dove il male diventa bene, e il bene è qualcosa di cui vergognarsi. A questo proposito vi offro una storia che riguarda il Buddha. Leggete:
Buddha s’era imbattuto in un criminale che voleva ucciderlo. Gli chiese solo di esaudire un suo ultimo desiderio: «Taglia un ramo da quest’albero!». Quello lo accontentò e disse: «E ora?».«Riattaccalo!», ordinò Buddha. Il bandito sghignazzò: «Sei pazzo a volere questo!».«No, lo sei tu: uccidere e far del male è una cosa da bambini e non un segno di potenza. Lo è, invece, creare e risanare!».
E' proprio vero: i prepotenti si illudono di essere forti perchè minacciano e usano la forza. Tutti i loro sforzi di trasformare il male nel loro bene non riescono però a celare un'amara verità: fare il male è roba da bambini e non è un segno di potenza.
Meditate gente, meditate!

sabato 26 novembre 2011

Cecilia si rispecchiò nel cielo

Cari alunni di seconda, all'inizio del cammino che vi ho proposto alla scoperta di alcuni santi, vi lascio queste due riflessioni. Una è di un poeta che ci presenta santa Cecilia, l'altra è di una donna di straordinaria intelligenza e spiritualità.

«Cecilia parlava spesso col cielo / e il cielo non le rispondeva, non poteva / e nel cielo Cecilia / continuò a rispecchiarsi / fino al giorno in cui la sua immagine / coincise con il celeste specchio». (Antonio Porta, 1935-1989)

«Per quanto cerchiamo di saltare o di volare in alto, noi non riusciremo mai a raggiungere il cielo. Se, invece, ci mettiamo a contemplarlo e a fissarvi il nostro sguardo, il cielo scenderà, ci avvolgerà e ci abbraccerà...».
(
Simone Weil, scrittrice ebrea).

Gianfranco Ravasi, su Avvenire del 22 novembre, ha commentato così queste riflessioni:
«Purtroppo noi ci siamo curvati sulla terra, ci dedichiamo esclusivamente alle cose, non possiamo perdere tempo fermandoci — nel silenzio di una notte — a guardare quegli spazi infiniti che turbavano Pascal e Leopardi e che evocano il mistero di Dio e dell’uomo, come cantava il Salmista: «Quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell’alto, io mi chiedo davanti al creato: cos’è l’uomo perché lo ricordi?» (8, 4-5). Chini sulle realtà materiali, senza mai uno sprazzo di luce, di contemplazione, di infinito, diventiamo simili a oggetti, governati dalla sola legge di gravità che ci appiattisce alla terra. Eppure noi viventi siamo fatti della stessa materia delle stelle e alle stelle va implicitamente il nostro “desiderare” (de sideribus)».
Si potrebbe dire che i santi non hanno rinunciato a guardare il cielo, non si sono appiattiti sulle cose materiali, hanno cercato la bellezza che viene dal riconoscere ciò che è vero, buono e giusto. Solo così hanno permesso a Dio di entrare nella loro vita e Dio li ha riempiti di sè.



 

mercoledì 23 novembre 2011

Il tesoro dell'amicizia

Vi rimando allo "Spazio di Profrel" per un questionario su quanto conoscete, a livello biblico e non, sull'amicizia.
Cliccate sull'immagine.

domenica 20 novembre 2011

Indovina chi

Ricomponi l'immagine e indovina a chi si riferisce.



Se vuoi saperne di più, clicca sui segnali qui sotto.

mercoledì 16 novembre 2011

L'amore non morirà mai

Alla faccia di Halloween, sono molti di più i "miei" alunni che hanno ricordato la festa dei Santi come Dio comanda. Da un veloce sondaggio fatto nelle classi, la maggioranza dei ragazzi si è recata con le famiglie a visitare i propri cari defunti al Cimitero. Novembre è il mese in cui la pietà popolare si esprime nel ricordare chi non c'è più, nella speranza di ritrovarci un giorno, tutti insieme, nella Gloria di Dio. Vi ricordo che la parola "cimitero" deriva dal greco κοιμητήριον (koimetérion, "luogo di riposo": il verbo κοιμᾶν ("koimân") significa "fare addormentare"), attraverso il tardo latino coemeterium. Il termine ha quindi una risonanza culturale decisamente diversa dal termine necropoli, che significa invece "città dei morti". Per i cristiani il luogo in cui seppellire i defunti non poteva più chiamarsi città dei morti, perchè per fede essi credevano e credono che dopo la morte ci aspetta una nuova vita, quella della resurrezione. La morte non è la fine di tutto, non è neanche interruzione del legame con i nostri cari.
Vi lascio una bella riflessione che ho trovato su Noi Genitori e Figli, supplemento ad Avvenire del 30 ottobre 2011:
«Che cosa bella. Quando un nostro caro muore e ritorna a Dio, egli ci porta nel suo cuore. Io sto in Dio attraverso il cuore di quelli che mi amavano e che in questo momento, sono già arrivati ad immergersi nel cuore di Dio. C'è un po' di noi nel cielo. Quando moriremo non andremo verso un luogo completamente estraneo, perchè una parte di noi sta già in Dio. Ci incontreremo tutti nel cielo. L'amore che viviamo non muore mai. L'amore non muore. L'amore si trasforma. Amare significa credere che l'altro non morirà, mai». (Leo Tarcisio Goncalves Pereira)
Che belle parole! L'amore non morirà mai e nell'amore noi saremo uniti a Dio.
Meditiamo, gente. Meditiamo!

sabato 12 novembre 2011

Ripassiamo l'argomento sull'adolescenza

Come ripasso e per verificare quanto avete imparato, vi propongo un esercizio. Cliccate sull'immagine, che vi porterà a "Lo spazio di Profrel" da cui potete accedere al quiz.
Buon lavoro!

venerdì 11 novembre 2011

La genialità e la pazienza

«La genialità come la santità non si eredita. Il genio non è altro che una grande attitudine alla pazienza».(Georges-Louis Buffon, naturalista francese del Settecento)
Nel nostro immaginario difficilmente associamo la pazienza alla genialità: il genio è un intuitivo, quindi, è un vulcano di idee, ma non uno paziente. Quanto ci sbagliamo! Se la genialità non viene pazientemente coltivata, si perde. L'esercizio è indispensabile. Tutti i grandi artisti, irruenti nella fase creativa, lo erano di meno nella fase operativa, dove, con pazienza e costanza, affinavano la tecnica, curavano l'esecuzione. Ho letto, per esempio, che Vivaldi fosse capace di comporre una partitura in meno tempo di quello che impiegava il segretario a ricopiarla; però su quella stessa partitura, il compositore lavorava instancabilmente a rifinire e rielaborare. Da questo un insegnamento per tutti: la fatica, l'addestramento sono necessari a ciascuno e in ogni attività.
Meditiamo, gente. Meditiamo!

giovedì 10 novembre 2011

Le otto regole dell'amicizia

In conclusione del nostro viaggio alla scoperta dell'amicizia, vi invito a completare questo testo che parla delle Otto regole dell'amicizia.


Testo tratto da Genisio M., Il tesoro che c'è. Corso di religione cattolica per la scuola secondaria di 1° grado, Marietti scuola 2006

mercoledì 9 novembre 2011

Conoscere la meta

"Si deve conoscere la meta prima del percorso.
Chi non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione".
(Jean Paul, scrittore tedesco nato nel 1763)
Avere chiara la finalità del nostro agire sembra scontato, ma non lo è.
Nella realtà siamo così poco ponderati nelle nostre scelte, che il più delle volte "partiamo" senza sapere dove esattamente ci condurrà l'azione intrapresa. La riflessione e la pacatezza non sappiamo cosa siano. Eppure avremmo bisogno di recuperare queste virtù, per ridare senso, il vero senso, al nostro agire quotidiano e, perchè no, anche alla nostra vita. Solo così potremmo ritrovare il gusto nelle cose che facciamo, senza che siano soltanto le emozioni a governarci la vita. Perchè, sappiatelo, le emozioni passano, si dileguano, a volte lasciandoci devastati e vuoti.
Pensare bene a dove si vuole arrivare, darsi ragione delle proprie scelte....non credete che valga la pena incominciare a provarci?
Meditate, ragazzi, meditate!

martedì 8 novembre 2011

Le classi e l'amicizia

Ecco le frasi delle classi sull'amicizia. Provate a costruire le vostre, mettendo insieme le parole utilizzate dai ragazzi.
classe 2A

classe2B

classe2B di Castelraimondo

classe 2C

classe2D

classe 2E

lunedì 7 novembre 2011

L'icona dell'amicizia

Quanto contava per Gesù l'amicizia? Andate a leggere i seguenti passi:

Lc 10,38-42; Gv 11,33-36; Gv 13,23.

Vi propongo un’icona copta del VII secolo che raffigura Cristo che abbraccia san Mena, abate del monastero di Alessandria. Questa immagine è comunemente denominata Icona dell’amicizia.
L’icona rappresenta Gesù che accompagna un discepolo. Gesù è ben riconoscibile dal nimbo (aureola) che attornia il capo con all’interno la croce luminosa. Questa aureola è segno della grazia divina che è comunicata al discepolo che cammina al fianco del suo Signore e dal contatto della mano destra che Gesù posa sulla spalla destra del discepolo. È la trasmissione della vita divina a chi segue Gesù via, verità e vita. Gesù è il maestro e Signore come indica il libro chiuso che regge nella mano sinistra, che è  il Vangelo, la lieta notizia, il dono prezioso (la copertina è ricca di pietre preziose) ed è il messaggio misterioso, il libro sigillato.
Il discepolo è guidato da Gesù che lo accompagna con la sua mano posta sulla spalla. Essa è sicurezza, protezione e anche dono di grazia che è espressa dal nimbo simbolo della santità; grazia che il discepolo non tiene per sé ma che dà in dono con il gesto della mano destra benedicente.
Nella sinistra egli tiene il rotolo, che può significare che egli ha fatto sua la Parola del Signore oppure che egli è nel numero dei salvati dalla grazia del Signore. Meno probabilmente può significare la regola del monastero che egli guida.
Le vesti sono di colori caldi che manifestano l’umanità e la povertà del Signore e del discepolo.
Forse la veste scura di Gesù può significare l’abito monastico.
I grandi occhi manifestano l’apertura del cuore (sono la finestra dell’anima), la disponibilità a lasciarsi leggere dentro, anzi il desiderio stesso di entrare in comunione con chi contempla l’icona.
Il fedele infatti nella contemplazione viene come assunto dal mistero della grazia che è comunicata dalla presenza del Signore, dal camminare al suo fianco, dal sentire quella mano che non solo dà sicurezza e conforto nel cammino, ma sembra anche essere come di sostegno alla stesso Signore Gesù; l’usura del tempo ha consumato nell’icona il colore e ha fatto sparire i piedi stessi di Gesù, che sembra ora camminare con i piedi del discepolo, sbigottito dall’esperienza stessa che sta vivendo.

sabato 5 novembre 2011

Ma il mondo non esploderà

Così ha intitolato il suo commento Cesare De Carlo sul Quotidiano Nazionale del 31 ottobre 2011. A cosa si riferiva? Alla notizia, di cui vi parlavo anch'io qualche giorno fa, della nascita del 7 miliardesimo abitante della Terra.
Sette miliardi di esseri umani abitano questo pianeta e c'è chi vede nero: scarsità di spazi, cibo, acqua, petrolio, carbone e altre fonti energetiche. Ma vediamo cosa dice l'autore del commento di cui vi parlavo:
"Insomma una catastrofe, anche perché la popolazione secondo le più pessimistiche proiezioni potrebbe più che raddoppiare da qui alla fine del ventunesimo secolo: dagli attuale 7 a 15 miliardi.
Andrà così? Non necessariamente. Perché se è vero che negli ultimi sessant'anni gli abitanti della Terra sono passati da 2,5 a 7 miliardi, è altrettanto vero che in Europa, nelle Americhe, in Asia cala il tasso di natalità. E di molto. In Cina, la politica di un figlio per famiglia sta determinando due fenomeni: mancano all'appello 100 milioni di donne e aumenta rapidamente l'età media. In Giappone, un cittadino su quattro ha più di 65 anni, mentre il tasso di natalità è a 1,2 bambini per donna. Ancora più basso (0,9) in Italia, che con il Sol Levante si rivela il Paese più vecchio del mondo, e nel resto della (appunto) vecchia Europa. La Russia è a 1. Gli Stati Uniti a 1,3.
Scrive Fred Pearce in un recente saggio: oggi la media della natalità mondiale è la metà rispetto alle madri e alle nonne delle attuali mamme: 2,5 contro 5. E questo nonostante la spaventosa bomba demografica del continente più povero del mondo: ai primi quattordici posti della classifica di numero di bambini per donna ci sono altrettanti stati africani, con in testa Niger (4) e Uganda (5).
Secondo le proiezioni dello studioso, la popolazione continuerà a crescere moderatamente sino alla metà del secolo per declinare rapidamente. Il mondo dunque non esploderà. Basterà a calmare i pessimisti a oltranza?

giovedì 3 novembre 2011

L'amicizia nella Bibbia

Nella Bibbia si narrano storie di amicizia, come quella tra Gionata e David o tra Rut e Noemi. Quest’ultima ci ha donato versetti colmi di commozione: «Perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te» (Rt 1,16-18). Grazie a tale insistenza Noemi comprese quale dono fosse Rut per la sua vita, così partirono insieme per il loro viaggio.
L'amicizia lega Davide a Gionata, figlio di Saul, primo re d'Israele. Tale amicizia, pura e disinteressata, non si arresta neanche quando Saul inizia a perseguitare Davide, perchè comprende che il giovane gli succederà come re. Alla morte suicida di Saul, sconfitto dai Filistei sui monti di Gelboe, e alla notizia della fine di suo figlio Gionata, Davide si straccia le vesti dal dolore ed esclama questo lamento:
«Perchè son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Gionata, per la tua morte sento dolore,l'angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata!» (2Sam 1,25-26)
L’Antico Testamento ci invita a stare in guardia per individuare il vero amico, che è colui che «ama in ogni tempo, è come un fratello nei giorni tristi» (Prv 17,17). Il libro del Siracide dedica all’amicizia una sua parte, il cap. 6, e afferma: «Il parlare dolce moltiplica gli amici e la lingua affabile trova accoglienza. Prima di farti un amico, mettilo alla prova, non confidarti subito con lui. L’amico fedele è solido rifugio, chi lo trova, trova un tesoro. C’è chi è amico quando gli è comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore»
«L’amico ama in ogni circostanza; è nato per essere un fratello nella avversità». (Prv 17,17), ma « l’uomo tortuoso fa nascere la discordia e chi diffama divide gli amici» (Prv.16:28), ed ancora « L’olio e il profumo rallegrano il cuore e la dolcezza di un amico consola l’anima.» (Prv 27,8).
Come vedete, in questi due libri dell'Antico Testamento, Siracide e Proverbi diverse sono le frasi sull'amicizia.
Anche se sembra impossibile, un uomo può diventare amico di Dio. Abramo lo diventò.
Nell’Esodo leggiamo anche come Mosé parlava al Signore, entrando nella tenda del convegno, cioè il luogo della loro amicizia.
In Giovanni troviamo le parole con cui Gesù definisce, in termini di amicizia, il suo rapporto con i discepoli: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi» (Gv 15,15).
Gesù è stato amico di Marta e Maria e del loro fratello Lazzaro a tal punto che davanti alla sua morte, dirà sant’Ireneo, Gesù pianse come uomo e amico e lo resuscitò come Dio.
Gesù vide la sua morte come un sacrificio di amicizia, perciò ha detto: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv.15,13).
L'amicizia è un valore importante, per questo la Bibbia ne parla.
Il Dio in cui credono i cristiani è un Dio che si è fatto amico dell'uomo, compagno di vita. Per questo  chiede anche a noi di vivere come amici.

mercoledì 2 novembre 2011

Cosa sono le icone

La parola "icona" significa "immagine" ed è un particolare tipo di arte figurativa sacra del cristianesimo orientale. L'icona si scrive perché i fedeli possano leggerla, Infatti, i cristiani, devono poter leggere nell'icona la verità della loro fede per stabilire l'incontro con la divinità, con Maria, con i santi... L'icona deve essere contemplata in silenzio e in preghiera. Nelle chiese ortodosse, le icone vengono collocate sulle pareti, ma soprattutto sull'iconostasi che è una specie di parete in legno che divide il presbiterio dalla navata.
L'icona, lavorata su una tavoletta di legno, è caratterizzata dal colore. I colori fondamentali sono il verde (la natura, la creazione), l'azzurro (il cielo, la trascendenza), il giallo (lo splendore, la luce divina), il rosso (l'umanità), il bianco (la divinità). Ma è fondamentale anche l'oro che, oltre a dare maggior pregio all'opera, garantisce all'icona una luce tutta sua, non una luce riflessa.
La copertura d'oro o d'argento, che è possibile vedere in alcune icone, si chiama "riza". Naturalmente al lavoro dell'artista si aggiunge, con la riza, il lavoro dell'orafo. Ecco perché in queste icone si possono riconoscere anche i punzoni con i quali si incide la data, il marchio della città di origine, la prova che garantisce la qualità dell'argento e le iniziali dell'orafo.
Nel cristianesimo orientale è grande la venerazione per Maria Madre di Dio e tutte le icone si richiamano ad alcuni prototipi. Secondo la tradizione ortodossa, fu l'evangelista Luca a dipingere le icone di Maria che le approvò e le benedisse. Da allora quasi tutte le icone di Maria vennero eseguite ispirandosi a quelle di Luca secondo questi prototipi:
1. Hodighitria (= Colei che indica la via): Maria e il bambino sono rappresentati frontalmente ed hanno un aspetto maestoso. Gesù, più che un bambino, è il "Dio con noi" e Maria non lo guarda, ma con la mano indica agli uomini il Figlio (Gesù è la Via che conduce al Padre) che li benedice.
2. Eléousa (= Tenerezza): Maria è la Madre tenera e nello stesso tempo sofferenza per la consapevolezza della Passione del Figlio che affettuosamente abbraccia.
(Tratto da: P. Troìa - C. Vetturini, L'Ora di Religione, Guida per l'insegnante, Le Monnier 2004).
L'immagine del post è un'icona di Maria Madre della Tenerezza. Ho fatto realizzare un'icona simile da una mia amica suora. Il lavoro per realizzare un'icona è rigorosamente a mano e non ha nulla a che fare con il decoupage. Non si tratta solo di un lavoro artistico, perchè un'icona è qualcosa di più: è una eco visuale dell’Incarnazione, la predicazione vivente della Chiesa, una traduzione per immagini della conoscenza teologica e spirituale.

martedì 1 novembre 2011

La festa delle zucche

Ieri sera, vigilia di Ognissanti, sembrava di essere a Capodanno o a Carnevale. In ogni angolo del paese frotte di ragazzini andavano sparando diavolerie varie, con botti più o meno rumorosi (minimo 10 euro a ragazzino andati in fumo; alla faccia della crisi!). Passino i gruppetti che girano per le case per il "dolcetto scherzetto", ma cosa c'entrano i botti? Halloween vuol dire Tutti i Santi, come ho avuto già modo di raccontare, e i santi non vanno certo cacciati a suon di botti!!!
E' proprio vero. Halloween sta sempre più diventando la Festa delle Zucche. Vuote!