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sabato 29 giugno 2013

Vacanza: all'origine della parola

L’ anno scolastico è finito e molti di voi tra qualche tempo andranno in vacanza. Vacanza: ecco una parola che ripetiamo spesso, ma senza saperne la storia.
In origine la parola vacanza ha indicato solo la condizione di ciò che è vacante, cioè privo di un capo, di una direzione: per esempio la vacanza della sede pontificia indica il periodo in cui non è stato ancora eletto il Papa. Poi, a partire dall’Ottocento, la parola ha indicato anche il periodo di interruzione dalle normali attività di lavoro o il periodo in cui restano chiuse le scuole, e le espressioni andare in vacanza; vacanze estive; tornare dalle vacanze sono diventate molto comuni. Così la parola vacanza si è aggiunta alla parola villeggiatura, che oggi si usa un po’ di meno. Villeggiatura deriva dal verbo villeggiare, che in origine significava passare un periodo di riposo e svago in una villa. Anticamente solo le persone ricche, quelle appunto che possedevano una villa, durante l’estate si trasferivano per lunghi periodi in un altro luogo più fresco riposante; poi il verbo villeggiare ha preso il ignificato generico di trascorrere un periodo di riposo in un posto adatto. La parola villeggiatura, rispetto a vacanza, fa pensare a un periodo più lungo di assenza dal luogo in cui si vive di solito. Sia vacanza sia villeggiatura alludono a un periodo di riposo e svago. La parola svago, a sua volta, deriva dal verbo latino exvagare, che significava distrarre da pensieri tristi, da preoccupazioni, e svago significa, quindi, distrazione piacevole, divertente, dalle normali attività di lavoro o di studio. Allora, sia che rimaniate in città, sia che partiate per una vacanza (o per una villeggiatura), divertitevi, riposatevi ma non siate troppo svagati. Svagato, infatti, significa distratto, disattento.
Valeria Della Valle in Popotus del 25 giugno 2013

mercoledì 26 giugno 2013

Tempo di vacanza. Tempo da ripensare.

Quest'anno un italiano su due passerà le vacanze a casa, per effetto di una crisi che sembra non finire mai. Siamo diventati più poveri e la vacanza è un lusso che non ci si può più permettere. Quand'ero piccola, le mie vacanze consistevano nel trascorrere qualche settimana dalla nonna, che abitava in un paese in collina, e nell'andare al mare con tutta la famiglia la domenica, accompagnati dall'immancabile cestino pieno di panini. Niente viaggi all'estero o in località famose, ma tempo da trascorrere insieme, facendo passeggiate all'aria aperta (non nei centri commerciali, che non erano stati ancora inventati) o andando a far visita ai parenti.
A sentire i pareri degli esperti ci vorranno decine di anni per ritornare alla ricchezza di cinque anni fa, ma nel frattempo che si fa?  Bisogna certo ridare respiro e dignità a chi ha perso il lavoro e a chi il lavoro non lo trova, ma potremmo approfittare di questo periodo di "vacche magre" per ridare un senso più vero al nostro tempo.
Dovremmo "resettarci" per cominciare a ripensare e a costruire un futuro più umano, libero da quei condizionamenti creati dalla società consumistica, in cui, a forza di consumare prodotti, abbiamo finito per far diventare oggetto di consumo tutto, dai noi stessi, al tempo, agli affetti, e via dicendo. Mi è piaciuto l'editoriale di Davide Rondoni pubblicato su Avvenire del 23 giugno 2013.
Ve ne riporto la conclusione:
«E dunque chissà che le vacanze, queste 'povere' vacanze in cui ci vorrebbero con le orecchie un po’ basse, non diventino il luogo segreto di una riscossa. Di un rialzamento dei cuori. Di un reilluminarsi dello sguardo. Giorni in cui la ricchezza vera si scopre nel viso dell’altro, più che nel menù dell’hotel, o nel panorama inquieto negli occhi dei propri figli con cui passare un po’ di tempo più che in scorci di mare che in certi periodi si pagano un po’ cari. Qualche giorno fa, in un luogo non proprio esaltante (i corridoi di un ambulatorio), ho sentito una signora non giovanissima dire a una conoscente che le faceva i complimenti per la cura e il portamento: «Beh, non è mica detto che se siamo più poveri ci dobbiamo ridurre più brutti». Ecco, c’è una dinamite rivoluzionaria in quella frase. Una potenzialità che si può mettere a frutto nei giorni delle vacanze dove si ha un po’ di tempo per la bellezza delle relazioni solite (e insolite) e dove si ha un respiro più largo per vedere cosa stiamo davvero costruendo nella vita. Non è detto che un periodo più modesto nella capacità di spesa sia un periodo più brutto. Ci vogliono convincere di questo proprio coloro che hanno dominato un mondo regolato dai soldi, e che di certo non è diventato in loro potere più bello e più lieto. La rivoluzione semplice delle vacanze, del tempo libero, può far vedere che il tempo può essere liberato da certi modi di valutare la vita, quelli sì veramente poveri e meschini.
Allons enfant non facciamoci misurare dalla magrezza dei borsellini.
Una nuova patria più umana si può».

lunedì 17 giugno 2013

Nessun grande scienziato ha mai detto che scienza e fede sono in antitesi. Eppure la cultura dominante ha fatto credere che queste due verità fossero in conflitto. Scienza e fede sono invece in comunione. Nell'immanente la scienza, nel trascendente la fede sono la prova che questa forma di materia vivente detta uomo ha qualcosa che lo distingue nettamente dalle altre. Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere portata come argomento per dire: «Dio non esiste». Né c'è alcun contrasto tra i valori cui fanno capo la scienza e la fede. Io, ad esempio, non conosco nessun grande, ripeto, grande, scienziato ateo.
prof. Antonino Zichichi in Segno nel mondo, n. 6, giugno 2013

sabato 15 giugno 2013

Odoardo Focherini beato giornalista

Oggi viene beatificato a Carpi, vicino a Modena, Odoardo Focherini.
Riuscì a salvare più di cento ebrei prima di essere arrestato e portato nei campi di concentramento dove morirà.
Per la Chiesa è un martire, morto a causa dell’odio per la fede. In una lettera, infatti, Odoardo scrive che gli veniva contestata con durezza la sua attività di insegnamento della fede, soprattutto ai più giovani, contraria all’ideologia del regime.
E' il primo giornalista italiano a diventare beato.

Quando il cognato andò a trovarlo in carcere – fu arrestato, l’11 marzo 1944, subito dopo aver consegnato i documenti per la fuga a Enrico Donati, l’ultimo ebreo che riuscì a salvare – Odoardo gli disse: «Se tu avessi visto cosa fanno agli ebrei in questo carcere avresti un solo rimpianto. Non averne salvati di più». Era un uomo forte, coraggioso e buono, pronto a godersi la vita e ad amare in profondità. Focherini si innamorò del giornalismo da giovanissimo: a 17 anni, insieme all’amico Zeno Saltini, che poi diventerà prete, Odoardo fonda l’Aspirante, il giornalino dei ragazzi dell’Azione Cattolica. La passione per il giornalismo di Odoardo si affianca a un’instancabile attività di insegnamento e di trasmissione della fede ai più giovani: diventerà presidente diocesano dell’Azione Cattolica e subito dopo amministratore dell’ Avvenire d’Italia . L’altro grande amore di Odoardo è stato Maria Marchesi, sua moglie, conosciuta durante una gita tra i sentieri di montagna. Avranno sette figli. Del prossimo, Focherini era innamorato da sempre: durante la Seconda guerra mondiale non riesce a restare indifferente di fronte alla terribile ingiustizia che stavano subendo uomini e donne uguali a lui e alla sua famiglia, perseguitati per la sola ragione di essere ebrei. Entra a far parte della rete clandestina che aiutava questi uomini a sfuggire ai campi di concentramento dove molti di loro sarebbero morti o avrebbero sopportato atroci sofferenze. Usa tutte le sue conoscenze per procurare documenti falsi e farne scappare più di cento. Mentre sta organizzando la fuga dell’ultimo, Enrico Donati, viene arrestato per ordine delle SS, la polizia del partito nazista tedesco. Dopo un breve periodo trascorso nel campo di prigionia di Fossoli, èdeportato in Germania, a Hersbruck, dove verrà lasciato morire di setticemia per una ferita alla gamba che si era procurato durante i lavori forzati. Aveva 37 anni.

Tratto da Popotus del 13 giugno 2013

giovedì 13 giugno 2013

Infanzia negata

Da Avvenire del 12 giugno 2013
Sono al­meno 15,5 milioni i minori in condizioni di servitù: la gran parte è concentrata nel Sud del mondo. Dall’Asia all’America Latina, i baby domestici sono una costante. E si tratta, per altro, di un calcolo al ribasso. La maggior par­te ha meno di 14 anni. I due terzi, inoltre, so­no bimbe. Tutti svolgono mansioni da adulti: andare a prendere l’acqua, pulire, badare ad altri piccoli o ad anziani. E tutti sono sfrutta­ti: il salario – sempre che arrivi – è di molto in­feriore a quello minimo, le ferie e i riposi so­no a discrezione del datore di lavoro. Il cui po­tere è infinitamente maggiore di quello del piccolo impiegato. Se per un maggiorenne po­vero è difficile far valere i propri diritti, per un bambino o, al massimo, adolescente è prati­camente impossibile. Oltretutto, spesso, nem­meno conoscono le proprie prerogative: gran parte di loro non sa nemmeno leggere e, dif­ficilmente, il lavoro domestico è compatibile con gli studi. In questo marasma confuso di abusi invisibili, si nascondono i casi di vera e propria schiavitù. Sono almeno 10 milioni i baby schiavi alle dipendenze di famiglie più o meno benestanti. Che considerano la pratica «normale» data l’esistenza, spesso, di “giusti­ficazioni” sociali e culturali.

giovedì 6 giugno 2013

Un corto sul bullismo: Naso da clown

Un video per riflettere su un triste fenomeno, frutto dell'ignoranza, del disagio, della povertà culturale ed affettiva, di una comunità di adulti che ha perso la voglia e il coraggio di testimoniare valori autentici.
Ma si possono cambiare le cose. Bisogna crederci e bisogna reinvestire (non solo in termini economici) nell'educazione dei giovani.

martedì 4 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

L'insegnamento della religione in Germania

Gli alunni di terza mi chiedono se religione fa media. Devo confessare che provo un certo imbarazzo, perché rispondere non è mica facile. Poichè la mia valutazione si esprime con un giudizio e non con un voto numerico, dovrei rispondere di no. Però, mi chiedo: "ma cos'è 'sta questione della media?". Perchè gli alunni mi parlano di media, quando la normativa non ne fa cenno? Non vorrei sbagliarmi, ed accetto le eventuali correzioni, ma per la scuola secondaria di primo grado (dove io insegno) il Regolamento sulla valutazione parla di media solo per il calcolo del voto alla fine degli esami di licenza. Il giudizio di idoneità, per intenderci quello con cui si viene ammessi a sostenere l'esame, e quello a cui i miei alunni si riferiscono, non dovrebbe essere dato dalla sola media aritmetica dei voti del II Quadrimestre, ma deve  essere invece espresso dal Consiglio di classe (insegnante di religione compreso) tenendo conto di tutto il percorso dell'allievo.
In Italia comunque non è possibile parlare in modo sereno dell'insegnamento della religione, perché subito si scatena la "guerra".
Ma cosa succede negli altri paesi? Sulla questione insegnamento della religione il clima si fa rovente come da noi?
Vi propongo una parte dell'intervista ad un docente di Religione Cattolica presso il Friederich Spee Gymnasium di Treviri, il Prof. Michael Koob:


Lei insegna Latino e Religione Cattolica. Ci può spiegare qual è l’iter di formazione che ha seguito?
Terminato il Gymnasium mi sono iscritto alla Facoltà di Teologia di Treviri e contemporaneamente ho seguito anche il corso per insegnare Latino, perché nel nostro Land i docenti debbono insegnare necessariamente 2 materie. Terminata l’università ho frequentato per due anni un tirocinio e subito dopo sono stato assunto come docente di ruolo. Analogamente a quanto accade in Italia, per insegnare Religione Cattolica, c’è bisogno di un certificato di idoneità rilasciato dalla Chiesa.
In Italia coloro che aspirano all’Insegnamento della Religione Cattolica devono necessariamente frequentare un’università ecclesiastica. Come funzionano le cose in Germania?
Personalmente ho frequentato, come ho appena detto, la Facoltà di Teologia di Treviri che è ubicata all’interno dell’università statale, ma dipende dalla Chiesa. Ci sono anche università statali che hanno una facoltà di teologia cattolica.
In Italia l’insegnamento della Religione Cattolica è presente in tutte le scuole di ogni ordine e grado ad esclusione dell’Università. I bambini della scuola dell’infanzia frequentano l’ora di religione per un’ora e mezza, quelli della scuola primaria per due ore, mentre quelli della scuola secondaria per un’ora. In Germania invece?
L’insegnamento religioso è impartito sia alla Grund Schule che al Gymnasium o alla Real Schule. In ogni ordine di scuola viene impartito per due ore. Il nostro impegno di docenti ci tiene impegnati a scuola per 24 ore settimanali, ogni ora di lezione dura 45 minuti.
L’Italia è un paese di tradizione cattolica. Agli alunni che intendono non avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica è garantita un’Attività Alternativa. Cosa prevede il vostro ordinamento scolastico?
La Germania ha una storia diversa, come è noto è la patria della riforma protestante. Per questo gli alunni possono avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica, di quella Protestante o di un corso di Etica. Fra queste discipline quale è più seguita? Dipende dai Land. Nel nostro Land la maggior parte degli studenti segue la Religione Cattolica, spesso però capita che scelgano in seguito di seguire Etica. Questo calo di interesse nei confronti del discorso religioso può essere compreso nel più ampio quadro del disinteresse dell’uomo contemporaneo verso ogni tipo di istituzione, sia essa di carattere politico, sportivo o culturale. Si registra uno spostamento dai temi etico-religiosi come la giustizia, la pace ad uno stile di vita individualistico e poco impegnato
Quale programma si svolge durante l’ora di religione?
Ci sono temi “classici” quali la questione di Dio, la figura di Gesù Cristo, l’etica, lo studio di alcuni passi scelti della bibbia. Questi temi vengono studiati nei primi anni e vengono approfonditi in seguito. Generalmente non vengono trattati i temi artistici o musicali legati alla religione. Importante è anche la Scienza delle Religioni, cioè lo studio di ogni singola religione nei primi anni. Negli anni successivi viene preso un tema, come può essere per esempio l’immagine di Dio, e si confronta come ogni religione lo sviluppa.
Parliamo della valutazione. In Italia gli alunni sono valutati con una scala numerica da uno a 10 mentre l’Insegnamento della Religione Cattolica viene valutata con dei giudizio (ottimo, distinto ecc.). Inoltre l’Insegnamento della Religione Cattolica, pur essendo considerata una materia al pari delle altre, non fa media. Qual è la situazione in Germania?
L’insegnamento religioso è in tutto e per tutto uguale alle altre materie e viene valutato con una scala numerica da uno a sei dove uno è il valore massimo e sei quello minimo. Al contrario di quanto avviene in Italia è possibile che questa materia compaia, in particolari casi, come materia inserita nell’esame di maturità.

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