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martedì 20 giugno 2017

Raccontare un anno di scuola attraverso risorse multimediali

I terremoti che hanno sconquassato i nostri paesi e città hanno fatto di questo anno scolastico un anno un po' particolare. Tante lezioni perse, un istituto scolastico sovraffollato per fare posto ai bambini della primaria e dell'infanzia "evacuati" da una struttura non più idonea, le teste altrove, l'allerta ad ogni scricchiolio o rumore.
Immaginando quest'anno scolastico come un gioco dell'oca, sono state tante le caselle che ci hanno costretto a tornare indietro o a fermarci per un turno. Insomma, gli imprevisti non sono mancati (tra le tante cose ci si è messa anche la neve caduta copiosa, tanto da bloccare strade e isolare paesi) ma, nonostante tutto, siamo riusciti a produrre qualcosa.
I padlet realizzati dalle classi, su alcune delle tematiche proposte, testimoniano percorsi e modalità di lavoro.
Tagul ci ha permesso di individuare parole chiave e concetti, rappresentandoli in modo artistico e creativo.
Gli acrostici, realizzati anche con l'applicazione Acrostic poems, hanno stimolato a cogliere gli aspetti essenziali, o  più interessanti, delle tematiche affrontate.
La creazione di collage di immagini con photovisi o la realizzazione di locandine con postermywall  ha portato gli alunni a riassumere quanto appreso in un  modo per loro insolito .
La scoperta dei qr-code realizzati con qr-code monkey ha rappresentato un altro modo per imparare ad essere sintetici ed efficaci. 
Un aggregatore di link come BridgeURL mi ha permesso di raccogliere i padlet realizzati con i lavori dei ragazzi in una sorta di slideshow.
Cliccare sull'immagine per vedere i padlet in sequenza.



giovedì 25 maggio 2017

martedì 9 maggio 2017

I padlet sull'amicizia

L'amicizia fa parte dell'esperienza umana. Gli amici, specialmente nell'età dei miei alunni, sono indispensabili. La proposta didattica presentata ai ragazzi ha fatto loro scoprire che anche la Bibbia ha qualcosa da dire sull'amicizia e che il rapporto che Dio vuole instaurare con l'uomo, sempre alla luce della Bibbia e del Magistero della Chiesa, è un rapporto di amicizia, di vera amicizia. In questo padlet sono raccolte le riflessioni degli alunni, divisi per classi.

Creato con Padlet

lunedì 8 maggio 2017

Chi è l'uomo? Le riflessioni dei ragazzi di terza media

Se questo è un uomo, scriveva Primo Levi nel descrivere il dramma della Shoa. Da lì siamo partiti per chiederci se qualcosa sia cambiato da allora. Viene da dire che purtroppo la negazione della dignità umana è ancora un male del nostro tempo, che continua a distinguere tra noi e loro, intendendo per loro chi è diverso, chi vogliamo escludere dalla nostra società, chi è visto come un peso se non un vero e proprio nemico. La Bibbia ha qualcosa da dirci? Il Magistero della Chiesa può suggerirci una visione dell'uomo e della donna su cui vale la pena riflettere? I ragazzi hanno raccolto le loro riflessioni e i risultati del loro lavoro nei padlet di classe. Per poter leggere alcuni lavori è necessario disporre di un lettore per qr-code.

Creato con Padlet

giovedì 4 maggio 2017

Sul peccato originale: vecchie e nuove attività

Diversi post ci aiutano a comprendere cos'è il peccato originale.
A questo link si trova una scheda per aiutarci nella lettura del brano biblico. Qui invece una riflessione su pace e peccato. Una catechesi di papa Benedetto XVI sul racconto di Gen 3 la trovate qui. Un esercizio di completamento sulla definizione di peccato nel Catechismo della Chiesa Cattolica lo trovate cliccando qui.
Le ultime attività inserite in ircprof lo spazio di profrel, sono queste:
papa Francesco ci spiega il peccato originale (tre esercizi di completamento)
per comprendere il racconto del peccato originale (guida interattiva alla comprensione del testo di Gen 3)
Pacino di bonaguida, albero della vita, 1310-15


lunedì 1 maggio 2017

Accogliersi in un abbraccio

Proviamo a confrontare queste due immagini: 
San Francesco di Assisi che incontra il sultano di Egitto.
L’abbraccio tra papa Francesco e il grande imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayyib, la massima autorità dell’islam sunnita.



L’incontro di san Francesco con il sultano d'Egitto fu a dir poco straordinario. Il Sultano incantato, volle che Francesco restasse suo ospite per diversi giorni, per ascoltarlo e per dialogare con lui, approfondendo temi religiosi con l’aiuto di teologi e saggi musulmani. Tra i due nacque un’amicizia che durò tutta la vita. Al momento della partenza, il Sultano ricolmò Francesco di doni, che lui rifiutò in nome del voto di povertà a cui era legato. Dunque il Sultano diede a Francesco un dono ancor più unico e di estrema importanza: l’immunità eterna per lui e per tutti i suoi frati, e riconobbe in Frate Francesco un uomo umile, portatore di pace e amore, fattosi servitore di Dio. Un riconoscimento ad dir poco incredibile, in un tempo in cui musulmani e cristiani erano intenti in quella che fu definita la più grande guerra tra religioni; in un periodo in cui si concepiva l’altro solo come nemico, il mite ed umile Francesco, contrario alla guerra e sopratutto ad una guerra in nome di Dio, dimostra che un uomo solo vestito della sola armatura dell’amore, riesce dove un esercito non riuscirà con anni di armi e inutili battaglie (in Egitto infatti i Crociati subirono una disastrosa sconfitta). 
L’incontro e l’amicizia nata tra Francesco e al-Mailk al-Kamil, sono da allora diventati segno possibile di dialogo e pace tra le religioni e simbolo della possibilità per gli uomini di comprendersi e superare contrasti e difficoltà, per quanto profondi e gravi essi siano, senza ricorrere alla violenza, all'uso della forza e delle armi.(tratto da http://angelidisanfrancesco.blogspot.it/p/s.html).
L'immagine che vede uniti in un abbraccio fraterno papa Francesco e l'imam Ahmed ci richiama lo stesso concetto: accogliersi come persone e ancor di più come fratelli, al di là delle differenze di credo, razza, opinione.
Riprendo le riflessioni di Marina Corradi su Avvenire del 29 aprile 2017.
«È qualcosa che stupisce, perché non è il gesto formale fra due sconosciuti, ma un abbraccio vero di due uomini che si stringono l’uno all'altro, mentre le mani destre si serrano in una stretta calorosa. E intanto la sala del Conference center di al-Azhar rumoreggia e applaude. Non c’è niente di finto in quell'incontro, pure dopo anni di incomprensioni, pure nel contesto di un paventato scontro di civiltà, mentre Oriente e Occidente sono dilaniati da attentati terroristici. Come ha fatto Francesco, viene da domandarsi stupiti, quale è il segreto. Forse è nell'amore con cui parla dell’Egitto? «Terra di incontro tra cielo e terra, di alleanze fra le genti», terra dove risuonò sul Monte Sinai «rivolto a uomini e popoli di ogni tempo, il comando: "Non uccidere"».
Francesco ricorda all'Egitto la grandiosa sua storia, e anche che proprio sul suolo egiziano trovarono rifugio Maria, Giuseppe e Gesù, bambino: ospitalità che «è fonte di abbondanti benedizioni, che ancora si estendono». Forse il segreto di Francesco sta allora nel rammentare all'altro ciò che ha di buono, e di grande? Quasi in un abbraccio di madre, che ricorda, del figlio, solo il bene.
 «Viviamo sotto il sole unico di Dio misericordioso... in questo senso possiamo dunque chiamarci fratelli e sorelle». Qui il Papa cita Giovanni Paolo II in Nigeria, nel 1982. Poi chiede l’intercessione di san Francesco, che otto secoli fa incontrò in Egitto il sultano al-Malik al-Kamil.
Quell'abbraccio così vero fa pensare a chi guarda che anche questo sia un incontro che si iscrive nella storia. Nel momento in cui il terrorismo islamista insanguina l’Occidente, e in Oriente e nel mondo perseguita i cristiani e altri credenti e no, il Papa va in Egitto come uomo di pace, pace vera. Nel discorso alle autorità del Paese ricorda «il dovere di smascherare i venditori di illusioni circa l’aldilà, che predicano l’odio per rubare ai semplici la loro vita presente e il loro diritto di vivere con dignità, trasformandoli in legna da ardere». Chiaro e franco riferimento ai ragazzi delle banlieue europee, gonfiati di odio da cattivi maestri.
 «L’Egitto – conclude il suo discorso alle autorità – che al tempo di Giuseppe salvò gli altri popoli dalla carestia è quindi chiamato anche oggi a salvare questa cara regione dalla carestia dell’amore e della fraternità; è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo; è chiamato a donare il grano della pace a tutti i cuori affamati di convivenza pacifica».
 Il metodo di Bergoglio è dunque richiamare ai popoli e agli uomini la nobiltà dei lombi, della storia da cui provengono, e quindi la statura delle sfide cui sono chiamati? Come un padre che dica a un figlio in crisi: ricordati la tua storia, e tutto il bene da cui vieni. Ma una breve frase rivolta ai giovani egiziani racconta forse ancora meglio il "segreto" di Francesco. Dice il Papa ai ragazzi: vorrei darvi la benedizione, ma voi in silenzio pensate a chi amate di più, e anche alle persone a cui non volete bene, e pregate per gli uni e per gli altri. Pregare per quelli che non si amano, pregare per chi consideriamo nemico: nel primato della carità, nell'estremismo della carità». Forse in questo sta la forza di un uomo che capovolge i cliché e sa abbracciare davvero; uno che abbraccia forte, come ci si stringe tra fratelli. Per questo l’incontro tra papa Francesco e il grande imam sunnita a guardarlo ci meraviglia: perché diresti che quei due sono amici, davvero. E dimostrano ai "mondi" che più d’uno vorrebbe separati e inconciliabili che cos'è essere e sentirsi fratelli.

sabato 29 aprile 2017

Come i credenti dovrebbero abitare il mondo

Dal viaggio del Papa in Egitto alcune frasi, tratte dai suoi discorsi, che possono aiutarci a capire come i cristiani, e tutti quelli che si professano credenti, dovrebbero abitare il mondo.

"Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l`unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!"

"La fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell'altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell`incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l`affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l`orfano, a dar da bere all'assetato, a soccorrere l`anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell'umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli".

domenica 23 aprile 2017

Le attività previste per il percorso della classe prima

In un post precedente (clicca qui) ho presentato l'ultimo percorso dell'anno per la classe prima media. In questo post presento nel dettaglio le attività previste.

mercoledì 19 aprile 2017

Per i miei alunni del Liceo Sportivo: una bacheca per avere chiaro l'ultimo percorso di apprendimento

Come integrazione dei post del 30 marzo (classi secondo e terzo; classe prima) vi propongo tre bacheche create con linoit che possono aiutarvi ad avere ancora più chiare le finalità del lavoro proposto. CLASSE PRIMA CLASSE SECONDA CLASSE TERZA

lunedì 10 aprile 2017

Il compito sulla libertà e la check list

Immaginavo il disorientamento di alcuni di voi, cari alunni di terza, di fronte al compito sulla libertà. E così è stato. Non è facile organizzarsi da soli, soprattutto quando si è abituati ad avere tutto pronto e a non assumersi responsabilità. Il confronto in classe che era stato proposto doveva servire a chiarirsi le idee, a porsi domande, ad ascoltare le proposte, anche dei compagni. Ovviamente questo richiede il rispetto di alcune regole, come ascoltare chi parla, contribuire con le proprie riflessioni e proposte, avere un atteggiamento serio e responsabile. E così non è stato. Non per tutti, ovviamente. Certo che la libertà è una rovina, specialmente quando diventa la scusa per fare solo quello che ci pare! Giustamente, alcuni di voi hanno evidenziato che le regole servono. Sono utili perché ci proteggono e ci impediscono di far del male agli altri. Le regole servono, quindi, anche per gestire liberamente l'attività che vi ho proposto. Sarete voi a stabilire se lavorare in gruppi o individualmente, ma dovete avere in testa alcune idee chiare. Per questo vi ho preparato una check list, cioè una lista delle cose da fare o delle cose di cui potete aver bisogno. Non è possibile gestirsi autonomamente e liberamente se non è chiaro l'obiettivo. La libertà richiede senso, altrimenti è solo anarchia, capriccio, girare a vuoto senza concludere nulla.
O meglio, come dice una vostra compagna, con il rischio di farvi del male o di fare del male agli altri (da un punto di vista didattico, in questo caso).
Meditate, gente! Meditate!
Ecco a voi la check list.

sabato 8 aprile 2017

Le novità da ircprof

Vi propongo di dare un'occhiata all'altro spazio online che curo ormai da diversi anni. Nello Spazio di profrel (ircprof.altervista.org) ho inserito nuovi giochi e attività.
Cliccando sulle immagini dei mesi verrete indirizzati alle attività in questione.






venerdì 31 marzo 2017

Una proposta didattica sulla libertà per la classe terza media

Proviamo a vedere come ve la cavate, alunni dell'ultimo anno di scuola media. Vi propongo un lavoro sulla libertà. Vi lascio liberi di organizzarvi come credete (visto che parliamo di libertà!) per realizzare il compito indicato nella presentazione che segue. Leggete attentamente la parte relativa alle competenze, le domande, il compito. Concorderemo i tempi, discuteremo su quello di cui avrete bisogno, fornirò la mia consulenza a chiunque lo chiederà. Non ci resta che augurarci buon lavoro.

Vivere questo mondo da cristiani

La proposta per le classi seconde della scuola media. 

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giovedì 30 marzo 2017

Le proposte per il secondo e il terzo liceo

Per il secondo sportivo
   

 Per il terzo sportivo


 

La risposta di Dio alle attese dell'uomo

Argomento simile alla proposta della prima media, ma con obiettivi e contenuti diversi. Presento il percorso per la classe prima del Liceo. Le pagine si riferiscono al libro di testo adottato.

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martedì 28 marzo 2017

Incontrare Dio nell'altro

Vi propongo un video carino che può aiutarci a riflettere sul nostro modo di relazionarci agli altri. Sto pensando in particolare a voi, alunni di seconda. Abbiamo riflettuto sullo sguardo e sull'amicizia, aiutati anche da alcune pagine della Bibbia e del Magistero della Chiesa.
E' bello poter essere guardati con uno sguardo "primavera", cioè lo sguardo di chi ci dà fiducia, di chi va oltre i nostri sbagli, come ha fatto Gesù con l'adultera o con Zaccheo, ed è altrettanto bello sapere di avere un amico sincero e fidato. La Bibbia definisce l'amico vero un tesoro, medicina che dà vita (libro del Siracide) e Dio stesso (l'abbiamo letto in un passo della Dei Verbum) si propone agli uomini come amico vero.
Gli esseri umani fanno tanta fatica a costruire un mondo migliore perché l'altro è molte volte visto come un nemico, qualcuno da temere o da rendere innocuo, piuttosto che come amico. "Homo hominis lupus" diceva un filosofo (Thomas Hobbes) per descrivere la natura profondamente egoistica dell'uomo.
Ma è proprio questo il destino dell'uomo? farsi la guerra, pensare solo al proprio tornaconto, usare gli altri per i nostri comodi?
Io vorrei sperare che tutti rispondano di no, perché sono certa che il nostro cuore, il cuore di ogni essere umano, desidera altro.
Il video (da lì sono partita) ci fa vedere che il desiderio di bene che abbiamo ha un nome: Dio.
E quando facciamo il bene Dio lo incontriamo per davvero e nel mondo in cui viviamo si realizza un pezzetto di Paradiso.

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giovedì 9 marzo 2017

Chi siamo? Da dove veniamo?

Ne abbiamo parlato in questi giorni, riflettendo sulle tragedie alimentate dall'idea della razza pura o della superiorità di un'etnia sull'altra. Se veramente prendessimo consapevolezza che negli esseri umani sono di più gli elementi che li accomunano da quelli che li dividono, il nostro modo di porci di fronte alla "diversità" sarebbe senz'altro diverso.
Il messaggio biblico e cristiano ci invita a vedere in noi e negli altri l'immagine di Dio e a riconoscersi fratelli, in quanto figli di uno stesso Padre. E, in effetti, una sorta di fratellanza genetica ci può unire a popoli molto lontani e diversi da noi. E' quanto hanno potuto sperimentare alcune persone che si sono sottoposte ad una analisi del DNA per mappare il loro profilo genetico.


In conclusione, il nostro stesso DNA ci costringe a ritrovare le nostre radici dove meno ce lo aspettiamo, e ci ricorda che siamo più uniti di quanto pensiamo. Fratelli, direbbe Gesù.

sabato 25 febbraio 2017

"Leggiamo" l'icona dell'amicizia

Ripresento un'icona di cui ho scritto in un post di diverso tempo fa. Per facilitare la lettura dell'immagine ho utilizzato Thinklink.

venerdì 24 febbraio 2017

Dona un neurone a un hater

Ho scoperto una parola nuova: hater. Così è chiamato chi esprime odio nei confronti di un determinato soggetto in spazi di discussione pubblica, in particolare in quelli presenti nel World Wide Web, come i forum e siti come YouTube.
Purtroppo, se questo è il significato, devo dire di essermi imbattuta in qualche hater: a volte persone insospettabili che scatenano i loro istinti più biechi proprio nei social diffamando, o sputando veleno, a destra e a manca.
Quella che una volta era la pessima abitudine al pettegolezzo, alla maldicenza o all'insulto, è dal web elevata all'ennesima potenza, con effetti collaterali deprecabilissimi, come la traccia che rimane nella rete praticamente per sempre e la vastità del pubblico raggiunto. E' chiaro che quando il web diventa un luogo dove seminare odio verso qualcuno, ci può stare qualche - perdonate l'espressione - altro imbecille (perché il primo è l'hater), che potrebbe sentirsi chiamato a compiere chissà quali azioni ai danni del soggetto preso di mira.
La scoperta di questa nuova parola è legata ad una notizia di qualche giorno fa: Bebe Vio è stata insultata e minacciata su Facebook. Vi rendete conto? Una campionessa paralimpica, testimone di coraggio e di tenacia, viene presa di mira e minacciata in una pagina creata appositamente per questo!
Ma cosa c'è nel cervello di queste persone? O meglio, cosa non c'è?!!!
In modo spiritoso e intelligente, ce lo dice proprio Bebe con Alessandro Cattelan.

 

giovedì 23 febbraio 2017

Il mio sito per ripassare giocando

Nel numero di febbraio di una rivista per insegnanti di religione è stato citato il sito dove inserisco giochi e quiz. IRCProf è stato considerato come risorsa per ripassare giocando con il computer o il tablet.
Sono proprio contenta!

lunedì 13 febbraio 2017

Cos'è la Chiesa?

La parola “Chiesa” [“ekklesìa”, dal greco “ek-kalein”, chiamare fuori] significa “convocazione”. Designa assemblee del popolo [At 19,39], generalmente di carattere religioso. È il termine frequentemente usato nell'Antico Testamento greco per indicare l'assemblea del popolo eletto riunita davanti a Dio, soprattutto l'assemblea del Sinai, dove Israele ricevette la Legge e fu costituito da Dio come suo popolo santo [Es 19].
Definendosi “Chiesa”, la prima comunità di coloro che credevano in Cristo si riconosce erede di quell'assemblea. In essa, Dio “convoca” il suo Popolo da tutti i confini della terra. Il termine “Kyriaké”, da cui sono derivati “Church”, “Kirche”, significa “colei che appartiene al Signore” (CCC 751).
In senso ampio il termine Chiesa include tutta l’umanità di tutti i tempi: tutti, infatti, siamo chiamati a far parte di questa comunità (Lumen Gentium, 9: In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità).
Non dobbiamo quindi pensare alla Chiesa come a una semplice istituzione, o a qualcosa che non ci riguardi.
La Chiesa è una iniziativa di Dio che si rivela nella storia, cominciando da Abramo per arrivare a Gesù, per rivelare e spiegarci il Suo amore per l'umanità.
A tal proposito vi propongo le parole di Papa Francesco nell'udienza del 18 giugno del 2014:



Ma allora, perché Dio vuole la Chiesa? Perché non desidera redimerci singolarmente, ma tutti insieme, e vuole fare di tutta l’umanità il proprio popolo. L'essere umano, nel progetto di Dio, non è fatto per l'individualismo. Dio stesso non è a-sociale, ma Trinità, ovvero una comunione inserita in un eterno scambio di amore. In base al modello divino anche l'uomo è orientato alla relazione, allo scambio, alla partecipazione e all'amore (vedere Youcat, nn 121-122) e in questa relazione (con Dio e con gli altri), realizza la propria umanità.

venerdì 3 febbraio 2017

Percorso di apprendimento per i miei alunni del liceo sportivo

Inserisco le slide che illustrano il nuovo percorso di apprendimento per le mie prime tre classi del
liceo scientifico sportivo.

1LSS
 
2LSS
 
3LSS

lunedì 30 gennaio 2017

Il mondo appartiene a chi lo rende migliore

Ieri ho letto un commento di Ermes Ronchi al Vangelo delle Beatitudini e vorrei condividere con voi, cari alunni di terza, impegnati a riflettere sull'idea di felicità, alcuni pensieri.
Gandhi, che non nascondeva la sua ammirazione per Gesù e il suo Vangelo, diceva che le Beatitudini sono “le parole più alte del pensiero umano”. Se ci pensate bene sono parole che riaccendono la nostalgia per un mondo più bello, buono, dove la violenza e la menzogna sono sostituite dalla misericordia, dagli atteggiamenti di pace, dall'amore per la verità, dal perdono. Le beatitudini non sono nuovi comandamenti, ma ci propongono la buona notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.
Se Dio mi parla di beatitudine vuol dire che Lui ha a cuore la mia ricerca di felicità. Il mio sogno di felicità è anche il suo, ed è per questo che a Lui interessa farmi capire dove posso trovare una risposta a questa mia ricerca. Gesù è venuto a portare una risposta. Una proposta che, come al solito, è inattesa, controcorrente, che scardina le nostre certezze: felici non sono i ricchi, ma i poveri, non i prepotenti e gli ingannatori, ma gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno il cuore dolce e occhi bambini, i non violenti, quelli che sono coraggiosi perché inermi. Sono loro la sola forza invincibile.
Le beatitudini sono il più grande atto di speranza del cristiano, perché ci dicono che il mondo non è e non sarà, né oggi né domani, sotto la legge del più ricco e del più forte. Il mondo appartiene a chi lo rende migliore. Il mondo non sarà reso migliore da coloro che accumulano più denaro. I potenti sono come vasi pieni, non hanno spazio per altro. A loro basta prolungare il presente, non hanno sentieri nel cuore. Se accogli le Beatitudini la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio; te lo guariscono perché tu possa così prenderti cura bene del mondo.
E il mondo ha tanto bisogno di bene.

domenica 29 gennaio 2017

I conti non tornano

Provo a dare un po' di numeri:
- se nel 2010 ci volevano 388 uomini tra i più facoltosi del mondo per arrivare alla ricchezza della metà più povera del pianeta, oggi ne bastano 8. Capite? Otto super miliardari detengono la stessa ricchezza che sono riusciti a mettere insieme oltre 3 miliardi e mezzo di persone;
- tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, ovvero 182 volte tanto;
- i primi 7 miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri;
- nel giro di 25 anni potrebbe nascere il primo trillionaire, cioè un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari e che per consumarli dovrebbe spenderne 1 milione al giorno per 2.738 anni. Questi numeri ci dicono che le disuguaglianze sono sempre più drammatiche. I conti non tornano proprio. C'è bisogno di un impegno serio per costruire un mondo più giusto.


sabato 28 gennaio 2017

Era un 27 gennaio

Era un 27 gennaio quando nel 1945 i carri armati dell'esercito sovietico sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Ogni anno nel mondo si celebra il Giorno della Memoria per ricordare le vittime dell'Olocausto rinchiusi e uccisi.

lunedì 23 gennaio 2017

Le proposte didattiche per le classi in questo tempo un po' ballerino

Per tentare di dare continuità ad un anno scolastico che sta procedendo a saltelli (per terremoto e calamità varie), vi lascio, carissimi ragazzi, le presentazioni che illustrano il percorso che avevamo cominciato o eravamo in procinto di iniziare. Aiuterà voi, ma soprattutto me, a riprendere il filo.

CLASSI PRIME

CLASSI SECONDE
   


 CLASSI TERZE
 

sabato 21 gennaio 2017

Cos'è la felicità?


«Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità».
Zygmunt Bauman

 «La parola “felicità” ha due significati molto diversi. Quello più comune è “sentirsi bene”. In altre parole, provare un senso di piacere, contentezza e gratificazione. A tutti noi piacciono queste sensazioni, quindi chiaramente le rincorriamo. Come tutte le emozioni umane, però, le sensazioni di felicità non durano. Per quanto ci sforziamo di trattenerle, ogni volta scivolano via. E, una vita dedicata all'inseguimento di queste belle sensazioni è, sul lungo periodo, profondamente insoddisfacente. In realtà, più rincorriamo le sensazioni piacevoli, più tendiamo a soffrire di ansia e depressione. L’altro significato della parola “felicità”, molto meno comune, è “vivere una vita ricca, piena e significativa”. Quando agiamo in nome di ciò che conta veramente nel profondo del nostro animo, ci muoviamo nelle direzioni che consideriamo degne e preziose, chiariamo cosa è importante per noi nella vita e ci comportiamo di conseguenza, allora la nostra esistenza diventa ricca, piena e significativa, e proviamo un forte senso di vitalità. Non si tratta di una sensazione fugace: è un senso profondo di una vita ben vissuta. E per quanto una vita di questo tipo ci darà sicuramente molte sensazioni piacevoli, ce ne darà anche di spiacevoli, come tristezza, paura e rabbia. Dobbiamo metterlo in conto. Se viviamo una vita piena, proveremo l’intera gamma delle emozioni umane».
 Russ Harris dal libro "La trappola della felicità"

Condivido con questi autori, l'idea che la felicità non è in una vita senza problemi, per quanto i problemi a volte complichino assai la vita.
Il sentirsi felici effettivamente va oltre. E' uno stato d'animo, una quiete che ci pervade, un senso di pienezza che ci fa stare bene, con noi stessi, gli altri, il mondo.

Perché c'è in noi questo desiderio di felicità?
Sant'Agostino ci direbbe che questo desiderio è desiderio di Dio (“Ci hai fatti per te, Signore; perciò il nostro cuore è inquieto finché non riposerà in te”).
Dio e la felicità per lui, ma anche per me, hanno molto a che fare. Gesù comincia infatti la sua predicazione con un annuncio di gioia: il Regno di Dio è vicino! La predicazione degli Apostoli prende l'avvio da un' altra grande notizia portatrice di gioia e felicità: Gesù è risorto! La morte è sconfitta!

«Il cuore dell’uomo desidera la gioia. Tutti desideriamo la gioia, ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare? È quella che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita. Da quando Gesù è entrato nella storia, con la sua nascita a Betlemme, l’umanità ha ricevuto il germe del Regno di Dio, come un terreno che riceve il seme, promessa del futuro raccolto. Non occorre più cercare altrove! Gesù è venuto a portare la gioia a tutti e per sempre» (papa Francesco, Angelus, III Domenica di Avvento 2014)

Essere cristiani vuol dire quindi percorrere un cammino verso la gioia, la felicità piena, che non va cercata nelle cose, nel successo, nel potere, ma in Dio.
Come dice sempre Papa Francesco, un cristiano non può essere un tipo triste e lamentoso (ai catechisti, settembre 2016) perché ha incontrato la gioia che viene dall'incontro con Cristo.
L'arte della felicità secondo il Papa è un percorso semplice, alla portata di tutti, del quale i santi sono testimoni. «Se c’è qualcosa che caratterizza i santi è che sono veramente felici. Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all'anima ed ha la sua sorgente nell'amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati»(papa Francesco a Malmo,novembre 2016).
Il percorso della felicità è così il cammino delle Beatitudini. Riporto ancora le parole pronunciate dal Papa: «Sopportare con fede i mali che gli altri ti infliggono e perdonare di cuore; guardare negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza;riconoscere Dio in ogni persona e lottare perché anche altri lo scoprano; proteggere e curare la casa comune, la natura; rinunciare al proprio benessere per il bene degli altri; lavorare per la piena comunione dei cristiani». Scegliere di percorrere questa strada significa vivere una vita piena, non accontentarsi del "tirare a campare", non scegliere secondo le mode o le convenienze del mondo. Significa vivere in modo veramente umano, che in fondo è proprio quello che ci hanno detto i due autori citati all'inizio del post.
Vorrei però sottolineare (ed è una provocazione per gli alunni di terza che hanno affrontato questo argomento) che c'è Qualcuno che ha a cuore la nostra umanità più di quanto ne abbiamo noi stessi. Questo Qualcuno è un dispensatore di buoni consigli per essere felici. Non vale la pena ragionarci su?




giovedì 5 gennaio 2017

La storia degli Ebrei nella Bibbia

Prendendo spunto da alcune pagine del libro di testo, ho preparato alcune attività per o ragazzi di seconda media.
Cliccare sull'immagine.

lunedì 2 gennaio 2017

Il Futuro non crolla

#IlFuturoNonCrolla è il titolo del cortometraggio, realizzato a partire da un'idea di Ella Montali, studentessa del 4^ Liceo Scientifico-Sportivo di Camerino (Mc), che è stato proiettato il 3 dicembre scorso all'auditorium della Mole Vanvitelliana di Ancona per la prima giornata del Corto Dorico Film Festival. La regia e il montaggio del video sono a cura dell’alunno Alessio Grain, coadiuvato nell'opera dal prof. Valerio Cuccaroni.
Bella idea, ragazzi!!! Siete voi la speranza della nostra terra!

 

domenica 1 gennaio 2017

Fratelli

Fratello, che parola impegnativa!
Il termine odierno fratello è un diminutivo di frate, contrazione del latino frates. A sua volta , il lemma latino trova un riscontro diretto nel sanscrito bhratar, al cui interno troviamo la radice bhar-, legata all'idea di sostentamento e nutrizione. Per questo motivo un fratello, oltre ad essere nato dagli stessi genitori, rappresenta "colui che sostiene", una sorta di secondo padre (l'etimologia infatti è simile) che accompagna ed è accompagnato per tutta la vita dagli altri "bhratar" (http://www.etimoitaliano.it/2014/01/fratello.html).
Basterebbe questo per comprendere che veramente è una parola impegnativa. Caino, interpellato da Dio sulla sorte di Abele risponderà: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9)
Domanda che ha un’unica risposta: sì!
Il fratello (e nella fede cristiana si è fratelli indipendentemente dall'essere nati dagli stessi genitori) va custodito ed amato. Soltanto quando si rompe questo legame di sostentamento e cura, il fratello diventa un nemico, un avversario, un impiccio.
Che la parola fratello contenga l’idea di sostentamento e nutrizione è pienamente comprensibile: si cessa di essere figli, prima ancora che fratelli. Quando i genitori non ci sono più è bello sapere che c’è un fratello su cui poter contare. La sapienza umana, che per chi crede ha una fonte divina, ha consegnato alle parole un significato di verità.
Che il nuovo anno ci porti a metterci nei panni gli uni degli altri per poter cogliere il bisogno di cura che l’altro porta con sé.
Che il nuovo anno ci allontani dal rischio di pesare e misurare la cura che fraternamente dobbiamo avere gli uni per gli altri.
Che il nuovo anno ci aiuti a ricordare che viene un tempo in cui diventiamo “fratelli” dei nostri genitori, perché saremo noi "figli" a doverli sostenere quando ne avranno bisogno. Dovremo essere per loro dei secondi padri/madri. Cioè “fratelli”.
È con la fraternità che si costruisce il bene e si può sperare in un mondo migliore.


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